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martedì 24 maggio 2011

Presentazione del settimanale IL FUTURISTA

Palermo, Venerdì 17 Giugno Kursaal Kalhesa Foro Umberto I, 21


Il Futurista sbarca in Sicilia. Il settimanale che rompe le righe, che fa tendenza che vuole, cambiare la destra, renderla più repubblicana e più patriottica.
Saranno presenti all'incontro Filippo Rossi il direttore de IL FUTURISTA, l'on. Nino Lo Presti e l'on. Fabio Granata deputati nazionali di Futuro e Libertà. Presenta Alessandro Costa responsabile del circolo di Futuro e Libertà Generazione Innovazione, introduce ed organizza Alessandro Piergentili responsabile del circolo Generazione Palermo.


Per informazioni scrivi a generazioneitaliapalermo@hotmail.it oppure telefona al 328-3064058 o contattaci su facebook al profilo Generazione Palermo

martedì 10 maggio 2011

I nostri voti nelle mani della Lega

di Alessandro Piergentili


Il migliore dei sondaggi dà alla Lega il 12% dei consensi, in media ottengono tra il 10% e l'11%. Eppure il suo leader, in un momento di sincerità, dichiara apertamente che ha quasi in mano il paese. Direte voi, ma come fa un partito che rappresenta una minoranza così piccola a governare il paese? Del resto se ne gestisce la politica economica, attraverso il fidatissimo Tremonti, che nominalmente è stato eletto nelle file del PDL, ma che in realtà opera su mandato e con il consenso del senatur, e la politica della sicurezza interna, attraverso il ministro Maroni, ottiene poltrone nel cuore del capitalismo italiano, cioè i cda delle banche e soprattutto, attraverso una politica dirigista blocca il contrappeso statale al colonialismo strisciante del settentrione, nei confronti del meridione. La scelta storica di non far crescere il mercato al sud, per ottenere un bacino di risorse umane e di consumatori, non concorrenziale non è stata mai corretta, così si sono create due economie, una imprenditoriale ed una assistenziale, dove da una parte si produceva ricchezza e poi se ne trasferiva una parte, per creare consumi e risparmi al sud utili a creare nuova ricchezza al nord. Naturalmente il povero sud ha le sue colpe, ma la mentalità assistenzialistica è una derivazione della condizione economica, non una variabile antropologica come sostiene la propaganda leghista. Sotto il regime economico tremontiano si sono ridotti i trasferimenti in entrata, ma non quelli in uscita. Le banche continuano a raccogliere al sud per impiegare al nord, sempre più centri commerciali, negozi in franchising e prodotti di imprese settentrionali invadono l'asfittico mercato meridionale e la disoccupazione giovanile aumenta. Un deflusso di capitali enorme che costringe le regioni e gli enti locali ad indebitarsi sempre di più. Il bello è che tale operazione è stata compiuta utilizzando i voti che i meridionali hanno dato al PDL, che occupandosi solo di giustizia, ha regalato l'intera piattaforma politica alla Lega. Del resto ai meridionali basta agitare lo spettro del comunismo a livello generale ed utilizzare mezzi clientelari a livello locale, per gabbarli bene bene. Sfruttare la povertà e la necessità è l'unica arte nelle mani di certi personaggi. Se poi anche all'interno del nostro partito si organizzano convegni dall'aria equivoca che puntano al dialogo sfruttando l'atavica divisione creata dall'ormai crollato Muro di Berlino con chi dovrebbe essere tenuto alla larga ed ha contribuito e sta contribuendo, da una parte alla cacciata di Fini dal PDL e dall'altra al degrado morale, sociale ed economico che attraversa il meridione, allora è ora di farsi sentire. Tutti coloro che hanno creduto in Generazione Italia non possono rimanere muti di fronte a tale situazione. In un partito democratico e partecipato il luogo deputato a stabilire la linea da seguire, quantomeno a livello locale, sono i congressi provinciali e regionali, che arrivino il più presto possibile, soprattutto in Sicilia.

lunedì 11 aprile 2011

Aridatece Generazione Italia (FIRMATE LA PETIZIONE QUI A FIANCO)







di Alessandro Piergentili


Un consiglio non richiesto, ma dovuto. L'innovazione di Generazione Italia dal punto di vista del marketing politico è stata forte. Utilizzo dei social network, copertura di un bisogno in un'area politica non rappresentata e movimentismo di centro-destra, con il connubio di un leader come Fini e di un pantheon valoriale tipico delle destre europee, unità nazionale, legalità e rispetto per le istituzioni, unito ad un progetto di integrazione degli extra comunitari. Il tutto condito con un antiberlusconismo soft, ma efficace. Ma il concetto più innovativo è stato quello dell'aggregazione intergenerazionale. Ci si aggregava in vista di un futuro patto fra generazioni all'interno di circoli territoriali e tematici e si comunicava tramite internet spontaneamente, democraticamente e si garantiva la partecipazione di tutti. Francamente in FLI rimane ben poco di Generazione Italia, se si eccettua la componente giovanile di Generazione Futuro che si muove con le stesse dinamiche, nessuno dice a coloro i quali hanno iniziato a far politica un anno fa, che hanno più di 30 anni e che non fanno parte di segreterie politiche, cosa ci stanno a fare in FLI. Sono migliaia ed hanno una capacità di attrazione non clientelare infinitamente superiore ai politici di professione. Se si vuole puntare sul voto d'opinione degli ultratrentenni perdere quell'esperienza è un suicidio. Fino all'inizio di Febbraio le nostre riunioni erano piene di gente curiosa ed entusiasta, le iscrizioni fioccavano e gli eventi territoriali portavano sempre più gente. Da quando è nato FLI si vedono sempre le solite facce, anzi come un palloncino bucato se ne vedono sempre meno ed i circoli spontaneisti hanno difficoltà anche ad organizzare riunioni degne di nota. La partecipazione su facebook e sui blog collegata è nettamente in diminuzione non c'è bisogno di avere sotto gli occhi le statistiche per accorgersene. Di fronte a questo scenario, c'è bisogno di una risposta. Mi rivolgo all'on. Bocchino ed all'on.le Granata, perchè da sempre attenti alle esigenze del movimentismo. Perchè non ripristinare un soggetto autonomo, che si occupi di tre tematiche specifiche come quelle della legalità, l'ambiente e le politiche culturali, una specie di Lega Ambiente di FLI, che dia voce e spazio agli spontaneisti e che raccolga della gente che non ha interesse a far carriera politica, ma solo voglia di impegnarsi per dei progetti territoriali senza essere sottomessi a regole e giochi di partito, che comunque la si metta sono diverse dalla libertà che ti dona il movimentismo? Uno spazio libero che utilizzi i social network, che abbia la possibilità di raccogliere fondi all'americana e che sia il luogo dove gli spontaneisti possano ritrovare il loro entusiasmo perduto. Un'associazione, fondazione, come vi pare, ma che non abbia solo la nostalgia dello spirito di Generazione Italia, ma che sia Generazione italia. E' per questo che Generazione Palermo lancia una grande raccolta di firme per far ritornare il movimento che ha ispirato la nostra partecipazione politica.

mercoledì 6 aprile 2011

Il muro di Berlino è caduto, ma non ancora in Italia. Avvertiamoli.

di Alessandro Piergentili
La conoscete la storia dei soldati giapponesi che anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale stavano ancora nelle piccole isolette del Pacifico a presidiare l'avamposto, perchè nessuno gli aveva comunicato la fine delle ostilità? Ecco talvolta mi sembra che il nostro Parlamento sia pieno di personaggi simili, con i loro entourage di inquadrati che riescono ad ingoiare qualsiasi malefatta in nome di barriere ideologiche che non dovrebbero esistere più. La politica è preda di due specie: i disponibili e gli ideologizzati, entrambi utili al padrone del vapore. Certamente i primi sono più costosi, mentre i secondi sono più comodi. Come è anacronistico vedere gente che si porta la bandiera con la Falce e Martello, lo è ancor di più non curare la cosa pubblica, curare solo interessi particolari, dividere il paese in comunisti e fascisti, meridionali e settentrionali, giustizialisti e garantisti, autoctoni ed immigrati e chi più ne ha più ne metta.

Basta con il divide et impera fuori e dentro FLI. Francamente noi che siamo entrati in Generazione Italia fin dalla prima ora, ci siamo entrati per superare le vecchie ideologie e sentire ogni giorno gente che tira l'acqua al mulino delle alleanze con il PDL alle amministrative e che contemporaneamente vieta esperimenti come quelli suggeriti da Pennacchi a Latina ci fa venire un senso di smarrimento. Avvertiamoli che il muro è caduto. Avvertiamoli che i cittadini vogliono un ricambio generazionale, una classe dirigente che programmi il nostro futuro, che pensi a creare sviluppo, occupazione, a migliorare i servizi pubblici, le infrastrutture, ad ammodernare la pubblica amministrazione, al 40% di gente che non vorrebbe andare a votare interessa poco delle vecchie ideologie, dei muri invalicabili, ed al di fuori degli inquadrati, francamente crediamo che interessi poco anche al restante 60%. Se il motto del PDL è "La cultura non si mangia", il nostro dovrebbe essere "L'ideologia non si mangia". O no?

giovedì 24 marzo 2011

AAA Cercasi disperatamente i circoli spontaneisti

di Alessandro Piergentili
Manca una settimana al 1° Aprile quando iniziò quell'esperienza meravigliosa che si chiamava Generazione Italia e che nacque come aggregatore intergenerazionale di gente che voleva tornare ad un certo modo di far politica, che voleva partecipare. Migliaia di persone attraverso facebook e blog vari si riunì in un mondo virtuale che aveva uno sbocco reale nei circoli territoriali e tematici. Di quell'esperienza francamente rimane ben poco. Molti compagni d'avventura si sono persi per strada, altri sono entrati nel meccanismo di partito ed hanno abbandonato le velleità movimentiste, altri sono lì in cerca di un ruolo o di un'identità. Ogni tanto la parte del partito che ha più una sensibilità movimentista lancia delle buonissime iniziative come quelle del coinvolgimento della base nella decisione sulla linea del partito per quanto riguarda i referendum. Ottimo, ma la base ora sembra una poltiglia indistinta. L'unica esperienza rimasta è quella di Generazione Futuro, i giovani del partito sono attivi e ricalcano sicuramente quello spirito movimentista, ma rappresentano una nicchia della popolazione. C'è tanta gente che potenzialmente potrebbe entrare nei circoli, lo sappiamo, ma francamente, noi spontaneisti della prima ora siamo motivati come prima? Dov'è la nostra rappresentanza, la nostra possibilità di azione. Come è stata premiata la nostra partecipazione? Non parlo di poltrone, ma di visibilità dello spirito e della linea di GenerazioneItalia a livello territoriale. Il nulla. Siamo entrati in un minestrone indistinto che nelle riunioni dei circoli esce fuori dall'insoddisfazione della cittadinanza attiva che si spende da un anno in organizzazioni di iniziative, tempo e denaro per una causa che ha subito uno stop. Comprendo che per gli eletti e per il mondo che gli ruota attorno siamo un fastidio, ma in termini di marketing politico noi possiamo attrarre il voto d'opinione, loro no. La gente è stufa delle parole e se la si convince a partecipare deve vedere che i circoli riescono a far assumere a dei loro rappresentanti degli incarichi reali di partito. Altrimenti abbandonano e se abbandonano non portano più gente e voti. Non sto parlando di ideali e di valori, che appartengono al nostro mondo, ma parlo di pragmatismo che è più in linea con le categorie politiche. Lo so che mi si risponderà che ci saranno i congressi, ma ora ci sono stati i nominati ed i circoli spontaneisti sono stati letteralmente dimenticati. Si sa che chi organizzerà i congressi territoriali partendo da determinate posizioni avrà un vantaggio indiscutibile. Già i circoli spontaneisti partivano da una posizione di svantaggio ora si è anche acuito. Cui prodest? Sto lanciando un segnale di allarme, fra pari le cose si dicono chiaramente e la percezione che si può avere dal basso talvolta è migliore di quella che si ha dall'alto. Chi vuole coglierlo lo colga.

giovedì 9 dicembre 2010

La parola alla politica, ma il movimento esiste ancora


di Alessandro Piergentili

Migliaia di persone riunite in circoli di Generazione Italia ormai non più così giovani perchè hanno superato la trentina, stanno traghettando verso Futuro e Libertà. Le persone sono le stesse di alcuni mesi fa, rappresentano una componente fondamentale del partito che verrà ed è giusto che vengano interpretate anche nei momenti in cui la politica deve dare il massimo di sè per non apparire lontana dalle esigenze quotidiane della gente e solo come un gioco di potere.
Ci siamo anche noi perchè siamo una specie di diaframma tra l'umore della popolazione e la classe dirigente che funziona in ambedue le direttrici. Dobbiamo spiegare alla gente i meccanismi talvolta oscuri della politica e nello stesso tempo avvertire la classe dirigente quando si sta prendendo una direzione sbagliata. Leggiamo quotidianamente di trattative, offerte e soluzioni varie alquanto ondivaghe. L'impressione è che si cammini a tentoni. Noi ci sentivamo e sentiamo parte di un progetto per una nuova Italia, un progetto che trovava la sua summa intellettuale nel Manifesto per l'Italia che tutti i deputati finiani hanno condiviso e magnificato in quel di Bastia Umbra. Ecco ci chiediamo, ma come farebbe ad essere compatibile un Manifesto del genere con l'azione governativa portata avanti da un gran numero di ministri dell'attuale governo, se riconfermati? La base non capirebbe e siamo solo agli inizi. Uccidere il bambino in culla non riporterebbe voti nell'alveo dell'attuale centrodestra. Ormai un popolo si è messo in marcia e la direzione così come l'obiettivo finale della marcia è chiaramente quello di un altro centrodestra che nulla abbia a che fare con quello attuale. Colombe e categorie ornitologiche varie possono anche avere mille dubbi, ma debbono comprendere che non possono tradire il loro popolo per non farsi dare dei traditori da Berlusconi. Qui non esiste più destra o sinistra, ma esiste il lavoro di migliaia di militanti che da mesi stanno lavorando come pazzi per portare consensi e spiegare alla gente le intenzioni del FLi. Ci abbiamo messo la nostra faccia a garantire che non si sarebbe tornati indietro e penso di interpretare il pensiero di tanti attivisti di Generazione Italia. La maggior parte di noi non aveva mai fatto politica e ci ha messo passione, tempo ed anche un po' di soldi per seguire un progetto. Ci dovete qualcosa, perchè l'abbiamo fatto in un momento in cui in pochi avrebbero scommesso sul progetto, tutto quello che vi chiediamo è di portarlo avanti senza tentennamenti.

venerdì 5 novembre 2010

Tutti a Perugia


di Alessandro Piergentili
Stiamo partendo, da tutta Italia stiamo convergendo verso quello che per noi sarà il centro del mondo politico. Partiamo con delle speranze e delle certezze. La speranza è quella di continuare a partecipare ad un progetto innovativo che aumenterà il tasso di democraticità della politica italiana. Generazione Italia è un movimento unico sia per come è nato, sia per come si è sviluppato. Di solito gli ibridi non hanno successo, ed invece finora le cose sono andate molto bene, le assemblee, gli incontri ed i convegni hanno visto crescere la partecipazione di giorno in giorno, di mese in mese. Abbiamo utilizzato la parola ibrido non a caso. Un movimento che riesce ad avvicinare i politici e gli amministratori locali alla gente che spontaneamente vuole partecipare alla vita politica, lavora fianco a fianco per lo sviluppo di idee e progetti politici e riesce a resistere anche alla competizione che si può generare vedendo affacciarsi gente nuova che inizia anche a coltivare ambizione elettiva.
Le certezze risiedono in quello che abbiamo fatto sino a questo momento e come stiamo vedendo sviluppare l'organizzazione del partito che sta arrivando. Domani nascerà il movimento giovanile, un grandissimo movimento visto che il progetto attira tantissimi giovani da tutte le parti d'Italia. Un manifesto per l'Italia che lancerà una nuova visione della politica, perchè c'è proprio bisogno di aria fresca. Si dirà sono sempre gli stessi, non cambia nulla, è sempre la solita solfa, ma veniteci a trovare a Perugia, venite a vedere quanti giovani e meno giovani hanno entusiasmo e come tante persone che non hanno mai fatto politica oggi la fanno e possono farla. Veniteci a trovare, non ve ne pentirete.

lunedì 1 novembre 2010

Dopo l'Adriano a Perugia apriamo una nuova stagione


Di Fabio Granata

Lo straordinario discorso di Gianfranco Fini all’Adriano ha aperto di fatto, alla vigilia dell’appuntamento di Perugia, una nuova e impegnativa fase nella giovane vita del nostro progetto politico.


Se Fini ha ragione, e ha certamente ragione, a dire che l’Italia è ferma e in profondo declino e che il Governo non è più all’altezza della situazione, dopo Perugia è doveroso e inevitabile immaginare di aprire una fase nuova, nella quale sarà inevitabile e coerente con le nostre posizioni, ritirare la nostra delegazione dal Governo, assicurando soltanto l’appoggio esterno all’esecutivo, al solo fine di affrontare le emergenze reali del paese e le parti condivise del programma.

Su legalità, regole, giustizia non siamo più disposti a cedere di un solo millimetro al cupio dissolvi che sembra caratterizzare l’azione politica di Berlusconi e del Pdl.


Attraverso il ritiro della nostra delegazione appariremo certamente più coerenti sia agli occhi dell’opinione pubblica sia della straordinaria, e nuova, base militante che sopratutto attraverso Generazione Italia, abbiamo aggregato ed entusiasmato e che adesso attende coerenza e segni inequivocabili di rinnovamento nei metodi e negli uomini.


Serve per questo distinguerci con più forza dall’attuale centrodestra e sopratutto non commettere errori nella organizzazione territoriale.


Dobbiamo avere una grande capacità di ascolto della base e di coloro i quali dall’inizio ci hanno sostenuto. In Toscana come in Abruzzo, in Sicilia come in Piemonte non consentiamo il crescere di malumori o polemiche per l’eccessiva apertura verso soggetti e posizioni politiche non in linea con i grandiosi propositi di innovazione e legalità che ci siamo dati.


E’ quella la nostra forza e la nostra garanzia per la prospettiva. Legalità, innovazione, coerenza per costruire una nuova Italia

venerdì 29 ottobre 2010

Lo sviluppo della Sicilia passa dal rispetto per l'ambiente e per la cultura

di Alessandro Piergentili

Una delle regioni più belle d'Italia con un patrimonio artistico, paesaggistico e culturale invidiabile che non riesce a valorizzare tali risorse che in altre parti del mondo darebbero da vivere a ben oltre i suoi cinque milioni di abitanti. La colpa è innegabilmente delle classi dirigenti che si sono succedute e della criminalità organizzata. Sia le une che le altre non hanno certamente avuto nel loro DNA costitutivo il rispetto dovuto per tale tesoro ed hanno anzi alimentato la cultura dell'individualismo, dell'affarismo e del mercatismo. Purtroppo tale virus sembra essersi diffuso anche a livello nazionale ed a tutti i livelli. La fortuna è che il livello di saturazione ha raggiunto e forse superato il limite. Noi spontaneisti di Generazione Italia ci sentiamo impegnati, quasi fossimo dei medici, a debellare questa malattia che ci attanaglia attraverso battaglie e proposte politiche che hanno l'ambizione, forse ingenua o illusoria di rivoltare questa regione come un calzino. Ma le grandi sfide vittoriose nascono proprio da chi si illude di poter cambiare il mondo e per bravura, testardaggine ed anche un pizzico di fortuna a volte ci riesce. Parliamo di cose concrete e partiamo dal rispetto dell'ambiente. La questione delle trivellazioni nella Val di Noto è allucinante. Una valle classificata dall'Unesco come patrimonio dell'umanità dovrebbe subire una violenza devastatrice per mantenere fede alla visione affaristica della classe politica siciliana. La scusa ufficiale sarebbe quella di creare posti di lavoro. Ma quanti lavori verrebbero persi nel settore turistico-culturale? Che danni lasceremo alle generazioni future? Ci rendiamo conto che non stiamo parlando del Texas o dell'Arabia Saudita, dove peraltro stanno iniziando a sviluppare progetti per lo sfruttamento delle energie alternative? Ieri 32 circoli siciliani di Generazione Italia hanno iniziato una collaborazione in tal senso. Questo nucleo iniziale è aperto al contributo di altri circoli siciliani e non, per creare un modello di sviluppo alternativo che passi anche da soluzioni importate dall'estero per creare sviluppo economico attraverso l'arte, il turismo e l'ambiente, come i trust culturali di diritto anglosassone che impiegano una media di 60-70 persone contro una nostra media di occupazione nelle associazioni culturali di 6-7 persone e che hanno il vantaggio di poter sfruttare incentivi al mecenatismo oggi da noi impensabili. Creare, insomma, una vera e propria economia alternativa con musei aperti di notte, ristoranti ed altre attività ricreative abbinate al mondo dell'arte anche attraverso dei veri e propri percorsi studiati, figure professionali innovative come quella dei promoter culturali con la possibilità anche di sfruttare i social network per pubblicizzare eventi, iniziative e luoghi anche e soprattutto all'estero per l'incoming, etc. Vogliamo un rinascimento siciliano che non passi dall'inquinamento e da visioni politiche affaristiche, ma da una visione etica dell'ambiente, della legalità, della cultura, che valorizzi la tradizione e la storia ed affianchi tecnologia ed innovazione in modo compatibile e con un obiettivo finale di crescita e sviluppo. E' per questo che abbiamo aderito a Generazione Italia non dimentichiamolo mai.

mercoledì 27 ottobre 2010

Generazione Palermo per l'ambiente e la legalità con Fabio Granata


Ci piacciono le battaglie politiche di Fabio Granata e di Carmelo Briguglio. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito. Ci siamo innamorati politicamente del loro modo di far politica e delle loro idee. Abbiamo aderito spontaneamente a Generazione Italia ed avevamo sentito parlare pochissime volte i due parlamentari siciliani visto che tutti noi non avevamo mai fatto politica attiva. Ci siamo buttati in questa avventura perchè ci riconoscevamo nella battaglia che stava facendo il Presidente della Camera Gianfranco Fini a livello nazionale. Anzi la nostra diffidenza verso i politici ci ha fatto analizzare con occhio severo qualsiasi dichiarazione di tutti i deputati nazionali e regionali. Ebbene abbiamo scelto loro, perchè le loro proposte sono le nostre proposte. Come si fa ad essere per le trivellazioni lungo le nostre bellissime coste, come si fa ad essere contro le dichiarazioni a favore della magistratura, contro le dichiarazioni su presunte e disastrose sanatorie edilizie allo studio da parte della nostra regione? In particolar modo ci schieriamo a fianco dell'on.le Granata quando afferma che sarebbe gravissima la ripresa delle trivellazioni in zone che sono patrimonio dell'Unesco e quindi dell'umanità ed a chi, anche all'interno del nostro movimento, oppone "logiche di territorialità e di esclusività nell'analisi del problema" in questa come in altre vicende, rispondiamo che noi gente libera, cittadinanza attiva e responsabile stiamo rinunciando a del tempo da dedicare alle nostre famiglie ed al nostro lavoro non per creare dei feudatari o dei reucci territoriali, ma per far crescere culturalmente, socialmente ed economicamente il territorio siciliano. Generazione Italia è nata per questo ed il Manifesto di Ottobre presentato nei giorni scorsi a Milano va proprio in questa direzione. La cura dei nostri valori e delle nostre speranze per regalare ai nostri figli una Sicilia migliore passa anche per il rispetto per l'ambiente e per la valorizzazione delle nostre risorse turistiche e paesaggistiche.
E' per questo che Generazione Palermo, il primo circolo di Generazione Italia creato in Sicilia, simbolo dello spontaneismo, la scorsa settimana ha deciso con voto unanime di schierarsi totalmente al fianco di Fabio Granata ed a coloro i quali, amministratori locali associazioni e liberi cittadini fanno proprie le nostre idee sull'ambiente, sulla cultura e sulla legalità.
Generazione Palermo Circolo Territoriale di Generazione Italia

lunedì 25 ottobre 2010

Fabbrica Cinese Automobili Pechino


di Alessandro Piergentili
Ci dispiace ma non ci iscriviamo al gruppo del "moriremo cinesi". Non perchè abbiamo nulla contro una popolazione dalla tradizione millenaria, ma perchè siamo fermamente convinti che viviamo in un'epoca di squilibri profondi e che tali squilibri prima o poi rientreranno. Il PIl medio pro capite italiano, espresso in dollari statunitensi, è ancora sei volte circa, quello cinese e paradossalmente dieci anni fa era cinque volte (Fonte CIA World Factbook). Quindi se è vero che in termini assoluti la Cina cresce a ritmi spaventosi, è anche vero che ciò dipende soprattutto dalla crescita demografica e dall'aumento delle esportazioni e che la ricchezza prodotta è talmente concentrata che non favorisce la crescita della domanda interna, ma inflazione e disuguaglianze sociali mostruose. Ben presto i nodi verranno al pettine e la Cina dovrà adeguare il proprio tasso di cambio e favorire la distribuzione interna della ricchezza prodotta. Ciò creerà tensioni salariali e richiesta di maggiori diritti. Quello che accadrà in Cina sarà la cartina di tornasole di come i mercati del lavoro dei paesi emergenti convergeranno rispetto a quelli dei paesi cosiddetti avanzati. In Polonia gli operai Fiat prendono meno dei loro colleghi italiani ed hanno meno diritti, ma già adesso fanno fatica ad arrivare a fine mese, perchè sono cittadini europei e l'area Euro sta convergendo verso standard di vita e prezzi omogenei. La nostra classe dirigente nel costruire un modello strategico per il paese deve tener conto di queste dinamiche e non lasciarsi trasportare dalle contingenze del presente, che poi si traducono nelle spinte egoistiche ed individualistiche delle singole imprese, che seppur grandi dimenticano spesso di essere "UNO" degli attori del mercato insieme a lavoratori, concorrenti, consumatori, banche e stato e non "IL mercato". Il modello Marchionne con il trade off tra delocalizzazione e permanenza a costi bassi ci costringe ad inseguire un'impresa storica ed importantissima su di un terreno che sembra ragionevole, ma che non tiene assolutamente conto del fatto che gli squilibri concorrenziali tenderanno a ridursi. Il Piemonte non è scomparso dalla scena mondiale eppure gli impianti di Mirafiori sono passati dai 58.000 dipendenti circa del 1993 ai 17.000 circa del 2003. Se proprio si deve si faccia, ogni azienda deve seguire la propria convenienza, ma non può sostituirsi al libero mercato da una parte e non deve chiedere troppo allo stato dall'altra, soprattutto non può chiedere alla classe dirigente di rinunciare ad avere una visione strategica che punti alla qualità piuttosto che alla quantità, visto che ormai il terreno competitivo dove possiamo di nuovo emergere è quello del "Made in Italy". Soprattutto un'azienda non può nemmeno chiedere ai lavoratori italiani di diventare lavoratori polacchi o cinesi, quando questi ultimi stanno per diventare italiani o tedeschi, forse non domani, ma entro qualche anno.

domenica 24 ottobre 2010

Selezione all'entrata per l'esplosione del PDL


di Alessandro Piergentili

Il PDL sta per esplodere. Sono molti i segnali che si sta andando in questa direzione. Ormai non c'è regione, provincia o comune che non sia interessata da esodi, contatti e titubanze da parte degli amministratori locali eletti nelle file del Popolo della Libertà. Perfino a livello giovanile sta accadendo un terremoto. E' quello che noi tutti volevamo. Il Primo Aprile, giorno di nascita di Generazione Italia in pochi ci avremmo creduto. Noi 4 gatti finiani, per la maggior parte spontaneisti, gente cioè non dedita alla politica ma stufa del presente ed appassionata del proprio futuro, avremmo firmato per un risultato del genere. Il processo non solo continuerà, ma assumerà sempre più velocità e forza man mano che scorrerà il tempo, come una slavina. Prepariamoci perchè i problemi iniziano ora. L'organizzazione del nuovo partito dovrà contemperare le esigenze dei finiani spontaneisti della prima ora e degli amministratori locali che sono già arrivati e che arriveranno. Una cosa, però deve essere chiara e lampante. Non vogliamo che si importassero alcune metodologie politiche ed una visione etica piddiellina, di un partito che non c'è mai stato, ma che è pieno di personaggi legati a storie politiche che mal si confanno a quello che vogliamo costruire. Ci chiediamo, ma chi e come si farà la selezione all'entrata? Dobbiamo imbarcare tutti per uno spirito liberale? Ci conviene? Come potremmo cambiare l'Italia, dotarci di una visione strategica, pensare al futuro dei nostri figli con dei personaggi portatori di visioni antitetiche alle nostre che magari arrivano da noi solo perchè per ora si sta più comodi? Internet in questo ci può dare una grande mano, perchè è trasparente e veloce nel darci degli input e delle segnalazioni in tal senso. Creare degli organismi collegiali territoriali e dei centri di controllo e di ascolto per le varie segnalazioni non sarebbe un'idea sbagliata per preservare quello spirito originario, che poi è quello che si ritrova nel libro di Gianfranco Fini: "Il Futuro delle Libertà", che è e sarà la chiave del nostro successo. Un successo che non risiede solo nel prendere più o meno voti, ma nel riuscire ad iniziare un percorso di vero cambiamento e di introduzione di idee e personaggi nuovi nel panorama politico. Pensiamoci e riflettiamoci bene.

giovedì 21 ottobre 2010

Il movimentismo per la legalità contro la real politik

di Alessandro Piergentili
Lo dobbiamo ammettere. Ci sentiamo politicamente schizofrenici. In noi coesistono due anime che fanno del mondo finiano un soggetto politico unico nel suo genere. Ricordiamoci di come e quando siamo rinati, perchè trattasi proprio di rinascita. Siamo rinati il Primo Aprile con Generazione Italia, sul web attraverso una partecipazione attiva e democratica di migliaia di persone che dedicavano il proprio tempo, le proprie idee e la propria passione ad una causa. Una marea che già si era avvertita con il voto al Senato della famosa "legge bavaglio", che aveva provocato un cambiamento netto di rotta alla Camera dei Deputati. La potenza di un nuovo modo di vedere e di fare politica, che anche negli Stati Uniti sta prendendo piede. Attenzione, però, perchè finchè c'è coerenza, partecipazione, linguaggio chiaro e trasparente il mezzo è funzionale ad un successo politico, ma può trasformarsi in un boomerang, e ce ne stiamo accorgendo in questi giorni, perchè il mondo web non comprende più il "politichese". Ma non è solo il mondo web, poichè internet non è che il megafono di quello che magari si dice nelle sale d'aspetto dei medici, piuttosto che alla fermata dell'autobus, al bar, etc. Chi scrive è un movimentista della prima ora, che però comprende le ragioni che spingono Futuro e Libertà a votare per il Lodo Alfano, ragioni di real politik che oggi sono valide, ma che potrebbero non esserlo più fra qualche settimana o mese, anche sotto la spinta della web-protesta. Le due anime, se ben combinate, potrebbero più che funzionare, senza che l'una soccomba all'altra. La nostra forza è proprio data da questa sorta di schizofrenia politica, che avvicina la mente al cuore, completandoci. Godiamo di questa alchimia e sfruttiamola sempre di più, questa è la novità nel panorama politico italiano data da Generazione Italia e da Futuro e Libertà.

venerdì 15 ottobre 2010

AAA Cercasi nuova classe dirigente


di Alessandro Piergentili
I dati pubblicati oggi dalla Banca d'Italia sono più che allarmanti. Disoccupazione giovanile tre volte superiore alla media storica, famiglie sempre più indebitate e che non consumano più, debito pubblico a livelli record ed entrate fiscali in diminuzione. Si dirà è colpa della crisi. Bene proiettatevi all'indietro di circa 20 anni e ricordate. C'era il problema del debito pubblico, ma oggi è più alto, c'era il problema della tassazione, ma oggi il prelievo fiscale è maggiore, in compenso non si pagava per posteggiare una macchina in strada, i servizi sanitari erano quasi tutti gratuiti, e la qualità non è certo aumentata, ma soprattutto allora c'era la speranza nel futuro. Oggi tutte le indagini sociologiche danno un risultato univoco: la gente non crede più nel futuro dell'Italia. Si chiama declino. In qualsiasi condominio, azienda, organizzazione sociale, l'amministratore sarebbe stato sostituito, in altre nazioni nemmeno ce ne sarebbe stato bisogno visto che periodicamente intere classi dirigenti fanno le valigie dato che il ricambio è sancito costituzionalmente. Guardare immagini come quelle britanniche in cui si sfidano quarantenni per i posti di comando fa quasi ridere qui in Italia dove fa comodo far entrare in politica i ventenni promettendogli un radioso futuro che verrà fra chissà quanti anni e gestire il potere attraverso la gerontocrazia, estromettendo tutta la fascia di età che va dai 30 ai 50 anni che è meglio che si occupi d'altro e che entri nell'economia produttiva piuttosto che competere per i posti di comando. Generazione Italia nasce su basi diverse, perchè si definisce aggregatore intergenerazionale, ed individua proprio nella società bloccata il problema dei problemi. Futuro e Libertà saprà interpretare ed ereditare lo spirito di Generazione Italia? Fra i 15.000 iscritti di Generazione Italia di cui molti non hanno mai fatto politica e non sono stati eletti, ci sarà qualcuno meritevole di entrare nello staff dirigenziale del partito che verrà? Qualcuno in grado di apportare, grazie alla propria storia professionale ed alle proprie capacità, un'idea diversa della politica ed in grado di parlare alla gente che è nauseata o quantomeno delusa dalla classe dirigente attuale? Noi crediamo in Gianfranco Fini e siamo sicuri che da statista qual è saprà interpretare questa esigenza dell'Italia e del nuovo soggetto politico nascente rafforzando le nostre speranze e rendendole realtà.

domenica 3 ottobre 2010

I fattori di successo del partito che verrà


di Alessandro Piergentili
A sei mesi e qualche giorno dalla nascita di Generazione Italia ci apprestiamo a vivere un altro momento emozionante. A breve nascerà il nostro soggetto politico, quello che abbiamo fortemente voluto che sottotraccia si formava nel nostro inconscio non appena conosciuti e riconosciuti gli effetti dell'abbraccio mortale che ci aveva portato nel PDL. Molti di noi ci avevano creduto, altri lo sapevano e non andavano più a votare, altri ancora non avevano storie politiche di destra o di centrodestra, ma apprezzavano Gianfranco Fini. Qui davanti ai miei occhi ho il libro che dimostra la sincerità dell'azione politica del Presidente della Camera, "Il Futuro della Libertà" dove si analizzavano compiutamente e si preannunciavano tutte le tematiche che oggi sono all'ordine del giorno, come il federalismo sostenibile, lo sviluppo del Mezzogiorno, l'integrazione degli immigrati regolari, la questione giovanile, etc.
Soprattutto ci si appellava ai giovani per superare le vecchie ideologie e costruire una società basata su dei valori condivisi e non su steccati ideologici. Generazione Italia, in quanto aggregatore intergenerazionale, raccoglieva questo messaggio e lo faceva suo dando la possibilità alla gente di tornare a far politica in modo spontaneo, facce nuove ed idee nuove che si andavano ad affiancare ad una struttura politica che si stava formando ed organizzando perlopiù proveniente dall'ex AN. A questo punto il sogno si può avverare, permetteteci però di sottolineare l'importanza strategica della difesa dell'anima spontaneista nella costruzione del nuovo soggetto politico. E' chiaro che è la parte debole, perchè sincera, senza esperienza e fedele alla Causa. Lo sforzo della classe dirigente nazionale sarà quello di preservarla e valorizzarla sia per mantenere intatto lo spirito costruttivo che alberga in Generazione Italia, sia per non ridursi ad un'AN in versione mignon, visto che la capacità attrattiva di questa parte del movimento è maggiore nei confronti di quelle fasce di popolazione che non vanno più a votare e che è nauseata dalla classe politica. Vogliamo ribadire con forza quanto abbiamo letto sul manifesto costitutivo di Generazione Italia e che ci ha convinto ad aderire con il massimo impegno e la massima convinzione:
".....Quello di cui l’Italia di domani ha bisogno è una classe dirigente che sappia mettersi in discussione, rischiare, confrontarsi sui problemi e proporre soluzioni chiare, con lo sguardo rivolto al futuro. È ora di dire basta ai bamboccioni anche in politica. È ora di proporsi come nuova classe dirigente. Quello che Generazione Italia auspica è un incontro e una sintesi di intelligenze. Vogliamo che l’Italia riscopra i suoi giovani, non più contro ma a favore delle altre generazioni. Perché solo valorizzando i trentenni e i quarantenni che oggi accettano la sfida del “deserto” (causato dal dissolversi delle vecchie certezze) cercando nuove opportunità, il nostro Paese riscoprirà il gusto della sfida, la capacità di rischiare, la forza di innovare. La storia d’Italia è contrassegnata da grandi intelligenze individuali che non sono mai riuscite a fare sistema. Noi abbiamo l’obbligo di cercare nuove strade per costruire il network di tali intelligenze.....................Generazione Italia vuole essere un laboratorio di idee e un “generatore di passione politica”: contro l’individualismo assoluto, contro il rifiuto del confronto, contro il rampantismo fine a se stesso......."
E così via. Siamo sicuri che il mantenimento di questo spirito nel nuovo soggetto politico che verrà, sarà la chiave di volta del suo successo e costituirà uno stimolo molto forte al cambiamento della società declinante che ci circonda.

domenica 26 settembre 2010

Al Gran premio di Montecarlo non arriveremo ultimi

di Alessandro Piergentili
Siamo in tanti, forse troppi, ad essere nauseati. Non possiamo permettere che il paese con tutti i suoi problemi veda la sua classe dirigente scannarsi per un monolocale. Ci rendiamo conto del precedente? Un Presidente della Camera che apre ad ipotetiche dimissioni per un fatto tra soggetti privati, il cui eventuale soggetto attivo è un quasi parente e che non implica nemmeno un reato. Siamo alla follia pura. Noi che stiamo costruendo una politica fatta di partecipazione, di gente ed idee nuove, ci ritroviamo sgomenti davanti a commenti pieni di acidità e di odio da parte di personaggi che fino ad ora sono stati garantisti con gente implicata in fatti di mafia e di camorra e che se il fatto colpisse il proprio campo si metterebbero a ridere. E' la nostra cultura della legalità che viene presa in giro e derisa con questa storia. Voi non potrete più parlare di legalità per Montecarlo è il messaggio. Come se la cultura della legalità non dovesse essere un prerequisito di chiunque faccia politica. Abbiamo ribaltato il concetto. Chi fa politica non ne deve parlare e deve proteggere l'impunità, altrimenti....., Montecarlo. Volete distruggere i nostri sogni, le nostre speranze, le nostre idee? Quanti di Generazione Italia sono disposti ad arrivare ultimi in questo gran premio? Forse qualcuno sta sbagliando di grosso i suoi calcoli. Da domani ogni circolo, ogni iscritto continuerà con estrema dignità e con rinnovata energia a svolgere la propria attività politica diffondendo le nostre idee ed i nostri valori fra cui spiccano la concezione dell'etica pubblica e la cultura della legalità all'interno di un contesto desolato e desolante.

giovedì 23 settembre 2010

La Lega all'assalto dei risparmi meridionali, i libici di quelli italiani


di Alessandro Piergentili
Dove non potè il voto potè il sistema bancario. Mentre i nostri giornali sono occupati a comprendere dov'è lo stato di S.Lucia e quanto costi una casa a Montecarlo, c'è qualcuno che si sta impadronendo del cuore del paese. Non basta più che da oltre un ventennio una discreta percentuale di raccolta bancaria proveniente dal meridione venga riversata negli impieghi concessi alle imprese settentrionali, data la forte presenza al sud di gruppi bancari con sede sociale in regioni come Piemonte, Liguria, Veneto e Lombardia. Ora si vuole conquistare il controllo del più grande gruppo bancario italiano, che detiene in cassaforte la Banca di Roma ed il Banco di Sicilia, i più grossi contenitori di risparmio meridionale. Dal punto di vista macroeconomico un'operazione del genere rappresenta un errore enorme che, nel medio termine, danneggerà proprio le imprese settentrionali che vedranno calare progressivamente i forti consumi provenienti dalle aree più disagiate del paese. Tra il federalismo insostenibile imposto dalla Lega ed il suo assalto al risparmio meridionale, il sud corre veramente dei gravi rischi. Si dirà, il PDL starà cercando di fermare questo piano attraverso una contromossa, macchè l'alternativa è la Libia. Un povero meridionale deve decidere se finanziare la strategia della Lega, un partito che rappresenta solo l'11% degli italiani e solo una porzione limitata di territorio, o la strategia libica. Un dubbio amletico. A questo punto, in una sorta di Davide contro Golia, c'è da pensare anche ad una risposta che il nostro movimento politico può dare a partire proprio dalla Sicilia, essendo una regione a statuto autonomo e detenendo una significativa presenza finiana all'interno della compagine governativa. All'interno dei limiti imposti dai trattati europei, si può iniziare ad articolare dei provvedimenti mirati, come ad esempio dei benefici fiscali, rivolti alla crescita del numero di sportelli del sistema bancario locale. Banche, come quelle di Credito cooperativo, che possano reinvestire i risparmi sul territorio dove vengono raccolti. Sarebbe una giusta risposta di Generazione Italia e di Futuro e Libertà a chi vuole controllare la destinazione dei nostri risparmi senza nemmeno, al limite, aver ottenuto il nostro voto.

martedì 17 agosto 2010

Il Sud, il Nord, l'Italia


di Alessandro Piergentili
Ci dispiace ma dobbiamo farlo. Dobbiamo per forza citare il famoso apologo di Menenio Agrippa narratoci da Tito Livio in Ab Urbe Condita II 32. Nell'antica Roma ci fu una rivolta della plebe contro i patrizi, forse uno dei primi scioperi della storia, e Menenio Agrippa riuscì a convincere i plebei a tornare alle proprie mansioni, con il famoso apologo. Nella sua favola si raccontava che le mani, entrate in sciopero perchè stanche di lavorare per uno stomaco che appariva loro parassitario, dovettero rendersi conto che loro erano le prime a sentirsi indebolite dalla protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma l'intero corpo senza nutrimento. La società vista attraverso una metafora organicista. Chiunque abbia effettuato degli studi relativi a scienze sociali, come quelli economici o sociologici, sa perfettamente che tutto è collegato, nessuna azione, per quanto isolata, può rimanere senza conseguenze sul resto della società. Oggi abbiamo letto con molta attenzione l'articolo di Panebianco sul Corriere della Sera. Premettiamo che ci troviamo sostanzialmente d'accordo con quanto scritto dal famoso editorialista e ciò ci capita spesso. In quanto parti in causa, visto che facciamo parte del movimento che si ispira a Gianfranco Fini e visto che siamo stati uno dei primi circoli costituiti al sud, ci sentiamo di escludere totalmente che Generazione Italia e Futuro e libertà siano una sorta di Lega Sud. Il difetto di rappresentanza nella difesa dei legittimi interessi meridionali non può essere coperto da un movimento politico localista speculare alla Lega Nord. Noi non ci sentiamo di aggiungere divisioni a divisioni, seguendo il motto del "divide et impera", bensì vogliamo unire. La questione meridionale, la crescita culturale, sociale ed economica del Mezzogiorno non possono essere considerati dei temi antitetici agli interessi del nord. Sono complementari. E' su questo terreno che bisogna sfidare la Lega Nord. Un'opera d'informazione che rovesci il tavolo e rimischi le carte in gioco. Si ridiscuta di federalismo quindi, anche in tempi brevi, ma rivedendo l'agenda e riformulando la teoria. Perchè bisogna partire dalla discussione sui costi standard? E' naturale che tale analisi penalizzerebbe le regioni meridionali se fosse comprensiva dei costi del personale e quasi totalmente inutile se non li comprendesse. La funzione sociale che lo stato compie al sud è troppo alta ed allo stesso tempo troppo gravosa sia per tenerne conto, che per non tenerne. Un federalismo concepito in questo modo è un federalismo punitivo, di chi già è punito dalla realtà di vivere in regioni più povere e più inefficienti. La soluzione c'è ed è quella di rimandare questa analisi alla fine del processo ed iniziare a discutere fin da subito di autonomia fiscale pura. Prendiamo come punto di riferimento gli articoli disapplicati dello statuto siciliano, il 36, il 37 ed il 38, che la Corte Costituzionale con tre sentenze del 1973, 1987 e l'ultima del Maggio 2010 ha reso inefficaci. In quegli articoli si parla di una regione (qualsiasi nel nostro caso) che sia in grado di decidere il livello di tassazione sul proprio territorio, di incamerare non solo le imposte relative ai redditi dei lavoratori e le imprese siciliane, ma anche la quota parte delle imposte sui consumi incamerate dalle imprese che siciliane non sono. Tanto per fare un esempio in un federalismo leghista se un palermitano acquista una Fiat, la maggior parte dell'iva verrebbe incassata dalla regione Piemonte e ciò è in netto contrasto con il principio ispiratore delle imposte indirette e con un concetto equo di federalismo. E' stato calcolato che se la Sicilia avesse la possibilità di incamerare le tasse indirette rivenienti dai consumi dell'isola, le entrate pro capite balzerebbero ai livelli di Marche ed Umbria. Senza contare che in un percorso di autonomia fiscale, le regioni meridionali potrebbero attrarre nuove imprese e sostituire gradualmente il modello esasperato ed inacidito del finto welfare state del nostro Mezzogiorno, con il mercato e con del lavoro vero. Un percorso di questo genere con degli step chiari e con dei punti di controllo, potrebbe permettere in un decennio di trasformare l'Italia e fermarne il costante declino. Quindi ci troviamo perfettamente d'accordo con le conclusioni dell'articolo del Dott. Panebianco, così come ci rendiamo conto che se i politici meridionali, finora, non hanno fatto gli interessi dei cittadini del sud non è colpa della Lega Nord, ma ciò non vuol dire che i leghisti con la loro visione tribale ed autoctona della società e dell'economia non stiano per danneggiare fortemente il livello socio-economico dei cittadini settentrionali. Suggeriamo a Bossi, salmoni e trote di leggersi Tito Livio.

sabato 31 luglio 2010

Nasce Futuro e Libertà, ma abbiamo bisogno di voi


Unire. Da oggi in poi noi di Generazione Italia cercheremo di unire persone. Non è importante da dove vengono, l'importante è dove vogliono andare e dove vogliono vivere. Persone che vogliono vivere in un paese dove il potente va in galera come il ladruncolo di periferia, se preso con le mani nel sacco. Un paese unito da Lampedusa alla Alpi. Un paese dove ci sia più mobilità geografica e sociale. Dove la classe dirigente subisce un totale ricambio almeno ogni dieci anni e non ogni 25-40 anni. Un paese dove si riusciranno a coniugare le esigenze del mercato con le disuguaglianze sociali. Un paese severo con chi sgarra, ma accogliente e disponibile con chi si comporta bene, da qualsiasi parte del mondo venga. Un paese che sappia attirare uomini, aziende e capitali stranieri, al nord, come al sud.
C'è tanto da fare e dobbiamo essere in tanti per riuscirci, non bisogna più cadere nel tranello di chi ci vuole dividere in contenitori ideologici tanto vetusti quanto vuoti, destra e sinistra oggi che significano? Parliamo di valori e di idee, parliamo di chi ama l'Italia e la nostra Costituzione, parliamo di chi ama l'educazione, la sobrietà, il rispetto per il ruolo che ricopre e per gli altri ruoli istituzionali. Il dito medio, le corna, le barzellette, le ballerine, le polverine, i festini, etc. consegniamoli al passato ed andiamo incontro insieme al futuro, ad un Futuro pieno di Libertà e speranza.