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lunedì 8 novembre 2010

Futuro e Libertà Barbareschi legge il Manifesto per l'Italia accompagnat...

lunedì 1 novembre 2010

Un triangolo futurista per i nostri figli


di Alessandro Piergentili

Un triangolo ideale con cui unire le direttrici sulle quali si baserà l'azione politica di Futuro e Libertà e di Generazione Italia. Il discorso di Gianfranco Fini, come sempre lucido ed illuminante, ci ha regalato dell'ottimo materiale per sviluppare le nostre idee ed i nostri progetti politici. Nazione, legalità e lavoro. Un triangolo futurista formato da tre parole. Tre parole, tre concetti dietro i quali si nascondono problemi e soluzioni che determineranno il nostro futuro e quello dei nostri figli. Ognuno di noi, quelli che Fabio Granata chiama "straordinaria e nuova base militante" adesso ha una traccia per fare la propria parte. Un'idea di nazione che non divide i propri cittadini in comunisti e fascisti, in stranieri ed italiani, in lavoratori pubblici e privati, in meridionali e settentrionali, ma unisce tutti attorno a dei valori condivisi. Proprio perchè formata da tutti i cittadini l'Italia futurista è una nazione inclusiva che non ha paura dello straniero, perchè sa riconoscere il clandestino e l'illegale, ma sa integrare il regolare, i figli degli extracomunitari che sono nati nei nostri territori, i nuovi cittadini ed i futuri cittadini che già pagano le tasse ed i contributi, fanno acquisti nei nostri negozi e nei nostri supermercati, badano ai nostri anziani ed ai nostri figli. Una nazione che è accogliente perchè è forte, coesa e sicura di sè. Una nazione che è formata da una comunità di cittadini che possiede il senso civico nel senso originario del termine e che fa della legalità e dell'etica un principio irrinunciabile a tutti i livelli proprio perchè si sforza di fare cultura in tal senso e non incentiva chi va controcorrente e promuove comportamenti antietici prima che illegali. Una nazione fondata sul lavoro, che utilizza le proprie risorse economiche, sociali e culturali per creare occupazione, posti stabili, se possibile, altrimenti ben remunerati. Una nazione che faccia proprio quindi il banale principio economico della remunerazione del rischio di perdita del posto di lavoro. Un lavoro a tempo determinato deve essere remunerato di uno a tempo indeterminato, a parità di mansioni. Fondare una nazione sul lavoro significa anche far convergere tutta l'organizzazione del paese verso politiche di sviluppo sostenibili nel tempo, che tengano conto delle peculiarità della nostra nazione, delle differenze tra il settentrione ed il meridione che debbono essere sensibilmente ridotte nel breve periodo ed annullate nel medio termine. Insomma il triangolo futurista non è altro che un ritorno ai principi fondanti della nostra nazione, del senso nel nostro stare insieme come comunità, il triangolo futurista non è altro che la lettura, la comprensione e l'accettazione dei primi articoli della nostra Costituzione.

martedì 21 settembre 2010

Caro Gianfranco, senza se e senza ma contro cricche, prepotenti e ascari


di Fabio Granata
Caro Gianfranco,
il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.
La volgarità delle parole di Storace e la gravità di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.
Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.
Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.
E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.
Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.
Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.
Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”. Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.
Eppoi occorre porre rimedio con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.
Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.
Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici ma con “capacità dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.
Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.
Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica.
Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.