Ogni giorno registriamo la nascita di partiti del sud. Ultimo nato è il "partito del popolo siciliano" di Gianfranco Miccichè, che fin dalla nascita si dichiara alleato del Pdl e della Lega. Nasce un partito per difendere le esigenze del sud e si allea immediatamente, senza nemmeno una critica, con chi sta contribuendo ad aumentare ogni anno il divario economico fra le due aree. E' chiaramente un'operazione di marketing orchestrata da chi di comunicazione se ne intende. Si comprende addirittura dal nome. Quello che preoccupa è il fiorire di questi partitini meridionalisti, per la maggior parte senza nemmeno rappresentanza parlamentare, che vogliono interpretare le esigenze dei meridionali, in contrapposizione ad un partito in crescita come la Lega Nord. Paradossalmente ne fanno il gioco. Contrapporsi meridionali contro settentrionali è già di per sè sbagliato, se poi lo si fa divisi, con partitini personalistici, che hanno una piattaforma politica confusa e perfino alleandosi con chi si vuole osteggiare diventa semplicemente un tentativo di arrivare a delle poltrone seguendo le mode del momento. Le giuste esigenze di sviluppo del meridione debbono essere commisurate con le rivendicazioni settentrionali, all'interno di un partito nazionale. Ma questo partito nazionale ci deve essere e si deve far sentire, dando la giusta rappresentanza anche alle rivendicazioni meridionali che sono assenti da molti anni nel dibattito politico. Questa è la risposta alla Lega. Insieme si può. Il fatturato delle aziende settentrionali è in quota parte derivante dai consumi del sud. Tutto è già unito nei fatti, chi vuole dividere in segmenti e compartimenti stagni le varie aree del paese o non capisce nulla di economia o è in malafede. Sono questi i ragionamenti che un partito nazionale dovrebbe iniziare a fare nel settentrione. Non c'è bisogno di convincere i siciliani, ma c'è bisogno di parlare ai veneti, ai piemontesi, ai liguri, ai lombardi. C'è anche bisogno di più rappresentanza in termini parlamentari e governativi per far approvare provvedimenti di sviluppo per il Mezzogiorno, che sostituiscano il mercato allo stato, attraverso la leva fiscale, utilizzando inizialmente il criterio del de minimis per poi cercare di modificarlo in sede europea, per ricontrattare tutto l'impianto del federalismo, che non si comprende perchè parta dall'analisi dei costi standard, invece che dalla redistribuzione delle entrate fiscali in funzione delle imposte effettivamente pagate e dall'autonomia impositiva delle regioni. Sono discorsi tecnici, ma che andrebbero fatti nelle sedi opportune e non nelle aule universitarie e nei convegni che si stanno svolgendo qui in Sicilia e che rimangono lettera morta. Con questo articolo vogliamo stimolare i parlamentari di Futuro e Libertà a prendere in mano il problema e iniziare a studiare da vicino la questione, senza aspettare i numeri di Calderoli e Tremonti. Iniziamo ad elaborare una controproposta di federalismo sostenibile che parta da presupposti di interesse nazionale. Noi di Generazione Palermo già abbiamo iniziato a collaborare con altri circoli, di Torino e di Roma, per coprire l'intero territorio e dare una risposta italiana, coinvolgendo degli esperti di diritto tributario e di economia, perchè percepiamo la paura della gente, stiamo lavorando per il futuro dei nostri figli, il presupposto per cui sono nati Generazione Italia e Futuro e Libertà.
un network di cittadini con spirito liberale che vogliono partecipare alla costruzione di un soggetto politico aperto e inclusivo che abbia come obiettivo quello di diminuire il peso delle corporazioni, della burocrazia e dello stato nella vita dei cittadini
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sabato 18 settembre 2010
Lega Sud in franchising o svolta liberista per il Mezzogiorno?
Ogni giorno registriamo la nascita di partiti del sud. Ultimo nato è il "partito del popolo siciliano" di Gianfranco Miccichè, che fin dalla nascita si dichiara alleato del Pdl e della Lega. Nasce un partito per difendere le esigenze del sud e si allea immediatamente, senza nemmeno una critica, con chi sta contribuendo ad aumentare ogni anno il divario economico fra le due aree. E' chiaramente un'operazione di marketing orchestrata da chi di comunicazione se ne intende. Si comprende addirittura dal nome. Quello che preoccupa è il fiorire di questi partitini meridionalisti, per la maggior parte senza nemmeno rappresentanza parlamentare, che vogliono interpretare le esigenze dei meridionali, in contrapposizione ad un partito in crescita come la Lega Nord. Paradossalmente ne fanno il gioco. Contrapporsi meridionali contro settentrionali è già di per sè sbagliato, se poi lo si fa divisi, con partitini personalistici, che hanno una piattaforma politica confusa e perfino alleandosi con chi si vuole osteggiare diventa semplicemente un tentativo di arrivare a delle poltrone seguendo le mode del momento. Le giuste esigenze di sviluppo del meridione debbono essere commisurate con le rivendicazioni settentrionali, all'interno di un partito nazionale. Ma questo partito nazionale ci deve essere e si deve far sentire, dando la giusta rappresentanza anche alle rivendicazioni meridionali che sono assenti da molti anni nel dibattito politico. Questa è la risposta alla Lega. Insieme si può. Il fatturato delle aziende settentrionali è in quota parte derivante dai consumi del sud. Tutto è già unito nei fatti, chi vuole dividere in segmenti e compartimenti stagni le varie aree del paese o non capisce nulla di economia o è in malafede. Sono questi i ragionamenti che un partito nazionale dovrebbe iniziare a fare nel settentrione. Non c'è bisogno di convincere i siciliani, ma c'è bisogno di parlare ai veneti, ai piemontesi, ai liguri, ai lombardi. C'è anche bisogno di più rappresentanza in termini parlamentari e governativi per far approvare provvedimenti di sviluppo per il Mezzogiorno, che sostituiscano il mercato allo stato, attraverso la leva fiscale, utilizzando inizialmente il criterio del de minimis per poi cercare di modificarlo in sede europea, per ricontrattare tutto l'impianto del federalismo, che non si comprende perchè parta dall'analisi dei costi standard, invece che dalla redistribuzione delle entrate fiscali in funzione delle imposte effettivamente pagate e dall'autonomia impositiva delle regioni. Sono discorsi tecnici, ma che andrebbero fatti nelle sedi opportune e non nelle aule universitarie e nei convegni che si stanno svolgendo qui in Sicilia e che rimangono lettera morta. Con questo articolo vogliamo stimolare i parlamentari di Futuro e Libertà a prendere in mano il problema e iniziare a studiare da vicino la questione, senza aspettare i numeri di Calderoli e Tremonti. Iniziamo ad elaborare una controproposta di federalismo sostenibile che parta da presupposti di interesse nazionale. Noi di Generazione Palermo già abbiamo iniziato a collaborare con altri circoli, di Torino e di Roma, per coprire l'intero territorio e dare una risposta italiana, coinvolgendo degli esperti di diritto tributario e di economia, perchè percepiamo la paura della gente, stiamo lavorando per il futuro dei nostri figli, il presupposto per cui sono nati Generazione Italia e Futuro e Libertà.
martedì 17 agosto 2010
Il Sud, il Nord, l'Italia
di Alessandro Piergentili
Ci dispiace ma dobbiamo farlo. Dobbiamo per forza citare il famoso apologo di Menenio Agrippa narratoci da Tito Livio in Ab Urbe Condita II 32. Nell'antica Roma ci fu una rivolta della plebe contro i patrizi, forse uno dei primi scioperi della storia, e Menenio Agrippa riuscì a convincere i plebei a tornare alle proprie mansioni, con il famoso apologo. Nella sua favola si raccontava che le mani, entrate in sciopero perchè stanche di lavorare per uno stomaco che appariva loro parassitario, dovettero rendersi conto che loro erano le prime a sentirsi indebolite dalla protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma l'intero corpo senza nutrimento. La società vista attraverso una metafora organicista. Chiunque abbia effettuato degli studi relativi a scienze sociali, come quelli economici o sociologici, sa perfettamente che tutto è collegato, nessuna azione, per quanto isolata, può rimanere senza conseguenze sul resto della società. Oggi abbiamo letto con molta attenzione l'articolo di Panebianco sul Corriere della Sera. Premettiamo che ci troviamo sostanzialmente d'accordo con quanto scritto dal famoso editorialista e ciò ci capita spesso. In quanto parti in causa, visto che facciamo parte del movimento che si ispira a Gianfranco Fini e visto che siamo stati uno dei primi circoli costituiti al sud, ci sentiamo di escludere totalmente che Generazione Italia e Futuro e libertà siano una sorta di Lega Sud. Il difetto di rappresentanza nella difesa dei legittimi interessi meridionali non può essere coperto da un movimento politico localista speculare alla Lega Nord. Noi non ci sentiamo di aggiungere divisioni a divisioni, seguendo il motto del "divide et impera", bensì vogliamo unire. La questione meridionale, la crescita culturale, sociale ed economica del Mezzogiorno non possono essere considerati dei temi antitetici agli interessi del nord. Sono complementari. E' su questo terreno che bisogna sfidare la Lega Nord. Un'opera d'informazione che rovesci il tavolo e rimischi le carte in gioco. Si ridiscuta di federalismo quindi, anche in tempi brevi, ma rivedendo l'agenda e riformulando la teoria. Perchè bisogna partire dalla discussione sui costi standard? E' naturale che tale analisi penalizzerebbe le regioni meridionali se fosse comprensiva dei costi del personale e quasi totalmente inutile se non li comprendesse. La funzione sociale che lo stato compie al sud è troppo alta ed allo stesso tempo troppo gravosa sia per tenerne conto, che per non tenerne. Un federalismo concepito in questo modo è un federalismo punitivo, di chi già è punito dalla realtà di vivere in regioni più povere e più inefficienti. La soluzione c'è ed è quella di rimandare questa analisi alla fine del processo ed iniziare a discutere fin da subito di autonomia fiscale pura. Prendiamo come punto di riferimento gli articoli disapplicati dello statuto siciliano, il 36, il 37 ed il 38, che la Corte Costituzionale con tre sentenze del 1973, 1987 e l'ultima del Maggio 2010 ha reso inefficaci. In quegli articoli si parla di una regione (qualsiasi nel nostro caso) che sia in grado di decidere il livello di tassazione sul proprio territorio, di incamerare non solo le imposte relative ai redditi dei lavoratori e le imprese siciliane, ma anche la quota parte delle imposte sui consumi incamerate dalle imprese che siciliane non sono. Tanto per fare un esempio in un federalismo leghista se un palermitano acquista una Fiat, la maggior parte dell'iva verrebbe incassata dalla regione Piemonte e ciò è in netto contrasto con il principio ispiratore delle imposte indirette e con un concetto equo di federalismo. E' stato calcolato che se la Sicilia avesse la possibilità di incamerare le tasse indirette rivenienti dai consumi dell'isola, le entrate pro capite balzerebbero ai livelli di Marche ed Umbria. Senza contare che in un percorso di autonomia fiscale, le regioni meridionali potrebbero attrarre nuove imprese e sostituire gradualmente il modello esasperato ed inacidito del finto welfare state del nostro Mezzogiorno, con il mercato e con del lavoro vero. Un percorso di questo genere con degli step chiari e con dei punti di controllo, potrebbe permettere in un decennio di trasformare l'Italia e fermarne il costante declino. Quindi ci troviamo perfettamente d'accordo con le conclusioni dell'articolo del Dott. Panebianco, così come ci rendiamo conto che se i politici meridionali, finora, non hanno fatto gli interessi dei cittadini del sud non è colpa della Lega Nord, ma ciò non vuol dire che i leghisti con la loro visione tribale ed autoctona della società e dell'economia non stiano per danneggiare fortemente il livello socio-economico dei cittadini settentrionali. Suggeriamo a Bossi, salmoni e trote di leggersi Tito Livio.
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