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sabato 11 giugno 2011

Il leader è un valore aggiunto

di Alessandro Piergentili
Un errore Futuro e Libertà l'ha fatto. Ha peccato di superbia. Togliere il nome di Gianfranco Fini dal logo, un partito appena nato, senza un'organizzazione stabile e strutturata, rodata da congressi provinciali e regionali, senza media di riferimento, se non l'utilizzo massiccio di internet da parte dei propri militanti, è stato coraggioso, ma ha comportato diversi svantaggi diretti ed indiretti. Non c'entra nulla il discorso riguardante i partiti personalistici. Fini non è
Berlusconi e FLI non è e non sarà mai il PDL. Noi abbiamo il problema opposto, ci manca maledettamente il nostro campione, che per dovere istituzionale sta servendo il paese proteggendolo, insieme a Napolitano, dalle bizzarrie e dai colpi di coda di un sistema politico al tramonto com'è il berlusconismo. Una squadra di calcio non può fare a meno dei campioni e noi non possiamo fare a meno di un leader come Gianfranco Fini, soprattutto nella fase iniziale di vita del partito. Non mi piace la gerontocrazia, ma non mi piace nemmeno chi trasforma la politica solo in una questione anagrafica. Non ci bastava Renzi con i suoi rottamatori che vorrebbe sostituire la vecchia classe dirigente, buttando via il bambino con l'acqua sporca e non distinguendo tra figura e figura, adesso abbiamo anche noi il nostro rottamatore. Non si può essere eletti solo perchè giovani, così come non si può essere mandati a casa solo perchè si è da tanto in Parlamento. Iniziamo ad informarci ed a distinguere e i discorsi qualunquistici lasciamoli da altre parti per favore. Gianfranco Fini non è Silvio Berlusconi e non è nemmeno Umberto Bossi. Questa affermazione non risiede nella semplice valutazione dell'uomo, ma dall'analisi della storia, del percorso politico e dal pantheon valoriale a cui fanno riferimento i tre uomini in questione. Chi non effettua questa analisi come può restare tranquillamente in Futuro e Libertà? Va bene la democrazia, va bene la tolleranza delle minoranze interne, va bene tutto, ma non credo che si possa coesistere all'interno dello stesso contenitore politico. Quindi iniziamo a farla noi questa analisi e diamo una risposta ritornando al nostro logo, quello con Fini in bella evidenza. Così i distinguo e le provocazioni giornalieri diverranno note stonate e gli autori saranno messi nella condizione di dover decidere il proprio futuro una volta per tutte.

martedì 24 maggio 2011

Presentazione del settimanale IL FUTURISTA

Palermo, Venerdì 17 Giugno Kursaal Kalhesa Foro Umberto I, 21


Il Futurista sbarca in Sicilia. Il settimanale che rompe le righe, che fa tendenza che vuole, cambiare la destra, renderla più repubblicana e più patriottica.
Saranno presenti all'incontro Filippo Rossi il direttore de IL FUTURISTA, l'on. Nino Lo Presti e l'on. Fabio Granata deputati nazionali di Futuro e Libertà. Presenta Alessandro Costa responsabile del circolo di Futuro e Libertà Generazione Innovazione, introduce ed organizza Alessandro Piergentili responsabile del circolo Generazione Palermo.


Per informazioni scrivi a generazioneitaliapalermo@hotmail.it oppure telefona al 328-3064058 o contattaci su facebook al profilo Generazione Palermo

sabato 21 maggio 2011

Partiti meridionalisti e vecchi politici, il cambiamento passa altrove. Pensiamo futurista.

di Giulio Figlia


Qualche giorno fa il presidente di Confindustria-Sicilia Ivan Lo Bello si è (giustamente) scagliato contro la classe dirigente meridionale addossando a questa la colpa del divario Nord-Sud. Lo Bello nel suo sfogo da la colpa alla classe dirigente generalmente intesa, quella politica, quella amministrativa e quella economica. Se il presidente degli imprenditori siciliani si concentra sul versante economico riconoscendo come ancora troppi imprenditori meridionali rimpiangono l’assistenzialismo di qualche tempo fa e siano incapaci di confrontarsi con il mercato io vorrei parlare brevemente del versante politico e amministrativo. La qualità della classe politica meridionale è davanti agli occhi di tutti, basta guardarci attorno a Palermo e in Sicilia per giudicarla. Se diamo un’occhiata ai nostri politici risulta chiaro che la loro più grande capacità è il catalizzare e raccogliere voti, non certo grazie ad un particolare carisma o eccezionali abilità retoriche ma grazie a prebende, clientele, distribuzione di fondi e incarichi finalizzati alla creazione di un piccolo esercito di voti da far valere sul tavolo delle trattative al momento di richiedere questo o quell’incarico (se in un partito o nella pubblica amministrazione non fa differenza). Il problema è inoltre che cotanti individui hanno anche la pretesa di governare la cosa pubblica, poco importa se fanno regolarmente scadere i fondi europei oppure investirli all’ultimo minuto per creare ulteriori clientele o se non hanno la minima idea di modelli di governo cittadino, la quantità di progetti a tutti i livelli di importanza sbagliati anche concettualmente a Palermo ormai neanche si conta più; dalle periferie dormitori passando per le piste ciclabili mal ideate all’esperimento di qualche tempo fa di conferire l’immondizia (senza differenziarla) ogni mattina attorno a dei pali (all’aperto senza contenitori) per poi raccoglierla in mattinata con i conseguenti problemi sul traffico, una modalità di raccolta che può andare bene in un piccolo centro non certo in una medio-grande città come Palermo. Per capirlo bisogna essere dei grandi urbanisti o sociologi urbani oppure è sufficiente avere un minimo di intelligenza e capacità di gestione? Ad ogni modo la classe politica meridionale non è altro che lo specchio della società o meglio è la sua espressione, non sono al governo per un colpo di Stato, per concorso o per sorteggio sono lì perché sono stati eletti. Il cambiamento allora deve partire da noi, se non vogliamo vedere più politici capaci solo di presenziare in qualche talk-show in una TV regionale o a qualche aperitivo e che poi di fatto si comprano i voti a migliaia con infornate di PIP, LSU e compagnia cantante a spese nostre con i nostri soldi che servirebbero per fare asili, scuole, strade, crediti d’imposta per le imprese basta non votarli più. Alla fine sono sempre gli stessi e proprio perché sono sempre gli stessi è facile individuarli: come certi ex-sottosegretari al Mezzogiorno che ora fanno i paladini del Sud (ma dovrebbe combattere contro se stesso e i suoi amici) ma sono svariati e in ogni regione del meridione e basterà pensarci trenta secondi per trovarne a dozzine. E’ il momento di una insurrezione politica e civile con lo strumento del voto per trovare una nuova classe dirigente (anche all’interno dei partiti) che non sia più la vecchia politica un po’ terrona del vasa-vasa ma una politica capace di progettare, governare e farsi giudicare su questo, una politica che purtroppo, non è uno stereotipo razzista in stile leghista, da queste parti è rara come un coccodrillo albino. Siamo noi che con il voto abbiamo la possibilità di cambiare i nostri dirigenti, o meglio, di sostituirli magari prendendo noi stessi il loro posto. Senza la paura di arrivare ad un redde rationem tra chi da un lato utilizza la res publica per averne vantaggi, per essere un parassita ed è pronto a vendere il proprio voto in cambio di un posto pubblico e chi dall’altro lato vede la politica come servizio e non vuole prebende e non vuole essere parte di nessuna clientela di questo o quel notabile locale.

martedì 17 maggio 2011

Un leader, un popolo, un'identità, una linea, un congresso.




di Alessandro Piergentili


Il responso delle urne è stato molto chiaro. Tutti i sondaggi ci dicevano che c'era molta confusione, che c'erano molti indecisi, che l'italiano medio non sapeva cosa scegliere. Invece chi è andato a votare si è dimostrato molto più maturo dei sondaggisti, dei politologi e della classe politica. Ci sembra chiaro, anche se a noi non fa molto comodo, che gli elettori sono bipolaristi, non si vuole un bipartitismo, ma due poli che si affrontano con due progetti in competizione per l'amministrazione della città. Tertium non datur. Anche in un'elezione a doppio turno gli elettori, per la maggior parte, si schierano fin dal primo andando anche contro le logiche di appartenenza (sta incominciando a prendere piede la pratica, finora poco utilizzata, del voto disgiunto, ad esempio). In secondo luogo il conto alla rovescia per la fine del berlusconismo sembra essere definitivamente iniziato, senza che vi sia un progetto alternativo, anzi senza che vi siano due progetti alternativi, uno di centro-sinistra moderata ed uno di centro-destra moderato. Il referendum berlusconiano ha esacerbato gli animi ed ha trasformato gli elettori in tifosi. Spetta all'intera classe dirigente trasformare il clima, non ad un singolo blocco che si presenta come non interessato alla tenzone. Il terzo polo come offerta alternativa alla guerra non funziona. La caduta di Berlusconi porterà naturalmente tutti gli elettori a ricercare un leader, sia a destra, che a sinistra e siccome di astri nascenti non se ne vedono proprio, senza più giornali in campo che fanno diventare il monolocale di Montecarlo, il castello di Windsor, Gianfranco Fini potrà dire la sua. Il popolo di Generazione Italia, di Bastia Umbra, aspetta da Novembre che il suo leader lo guidi con una mano il Manifesto di Futuro e Libertà e dall'altra una linea chiara, limpida e condivisa. Perchè accada questo però c'è bisogno di un convolgimento della base. Le nomine, le alleanze calate dall'alto le doppie e triple linee oltre a non piacere, non portano voti. Chi può decidere la linea e le conseguenti alleanze? I congressi, provinciali e regionali e quindi il congresso nazionale. L'unico modo per ricompattare il partito, selezionare una classe dirigente e scegliere una linea e le future alleanze. Tutto per consegnare a Fini un'arma molto più potente del partitino tanto timido e poco identitario nell'immagine che dà di sè, tanto rissoso al suo interno.

venerdì 22 aprile 2011

IL SONDAGGIO DI GENERAZIONE PALERMO



Rispondi al nostro sondaggio qui a fianco vogliamo sapere qual'è la tua battaglia politica preferita per Palermo. Partecipa alla nostra attività politica.

lunedì 11 aprile 2011

Aridatece Generazione Italia (FIRMATE LA PETIZIONE QUI A FIANCO)







di Alessandro Piergentili


Un consiglio non richiesto, ma dovuto. L'innovazione di Generazione Italia dal punto di vista del marketing politico è stata forte. Utilizzo dei social network, copertura di un bisogno in un'area politica non rappresentata e movimentismo di centro-destra, con il connubio di un leader come Fini e di un pantheon valoriale tipico delle destre europee, unità nazionale, legalità e rispetto per le istituzioni, unito ad un progetto di integrazione degli extra comunitari. Il tutto condito con un antiberlusconismo soft, ma efficace. Ma il concetto più innovativo è stato quello dell'aggregazione intergenerazionale. Ci si aggregava in vista di un futuro patto fra generazioni all'interno di circoli territoriali e tematici e si comunicava tramite internet spontaneamente, democraticamente e si garantiva la partecipazione di tutti. Francamente in FLI rimane ben poco di Generazione Italia, se si eccettua la componente giovanile di Generazione Futuro che si muove con le stesse dinamiche, nessuno dice a coloro i quali hanno iniziato a far politica un anno fa, che hanno più di 30 anni e che non fanno parte di segreterie politiche, cosa ci stanno a fare in FLI. Sono migliaia ed hanno una capacità di attrazione non clientelare infinitamente superiore ai politici di professione. Se si vuole puntare sul voto d'opinione degli ultratrentenni perdere quell'esperienza è un suicidio. Fino all'inizio di Febbraio le nostre riunioni erano piene di gente curiosa ed entusiasta, le iscrizioni fioccavano e gli eventi territoriali portavano sempre più gente. Da quando è nato FLI si vedono sempre le solite facce, anzi come un palloncino bucato se ne vedono sempre meno ed i circoli spontaneisti hanno difficoltà anche ad organizzare riunioni degne di nota. La partecipazione su facebook e sui blog collegata è nettamente in diminuzione non c'è bisogno di avere sotto gli occhi le statistiche per accorgersene. Di fronte a questo scenario, c'è bisogno di una risposta. Mi rivolgo all'on. Bocchino ed all'on.le Granata, perchè da sempre attenti alle esigenze del movimentismo. Perchè non ripristinare un soggetto autonomo, che si occupi di tre tematiche specifiche come quelle della legalità, l'ambiente e le politiche culturali, una specie di Lega Ambiente di FLI, che dia voce e spazio agli spontaneisti e che raccolga della gente che non ha interesse a far carriera politica, ma solo voglia di impegnarsi per dei progetti territoriali senza essere sottomessi a regole e giochi di partito, che comunque la si metta sono diverse dalla libertà che ti dona il movimentismo? Uno spazio libero che utilizzi i social network, che abbia la possibilità di raccogliere fondi all'americana e che sia il luogo dove gli spontaneisti possano ritrovare il loro entusiasmo perduto. Un'associazione, fondazione, come vi pare, ma che non abbia solo la nostalgia dello spirito di Generazione Italia, ma che sia Generazione italia. E' per questo che Generazione Palermo lancia una grande raccolta di firme per far ritornare il movimento che ha ispirato la nostra partecipazione politica.

sabato 5 febbraio 2011

Futuro e Libertà ha acceso Palermo

Grande affluenza di gente per l'incontro organizzato da Futuro e Libertà:
"Accendiamo Palermo". Tanta bella gente contenta di vedere all'opera associazioni, circoli e politici uniti per una nuova e bella politica che faccia partecipare la gente. Si è lanciato un nuovo progetto per Palermo, costituito da quattro tavoli di discussione riguardanti l'Economia del territorio, l'Ambiente, la Mobilità ed il Turismo e la Cultura. A questi tavoli sono invitati tutti i cittadini e le associazioni che sentono di avere idee e che vogliono impegnarsi per rendere vivibile la nostra città. Futuro e Libertà dimostra di essere un movimento nuovo anche nei fatti. La prossima settimana tutti gli iscritti potranno votare al Congresso fondativo del partito pur non essendo fisicamente a Milano, ma tramite dei codici si potranno collegare al sito di futuroelibertà.com accedere e votare. La manifestazione organizzata dal circolo Generazione Palermo è stata presentata da Francesco Mannino. Dopo i saluti del capogruppo FLI all'ARS on.le Livio Marrocco è stato proiettato un video sui disastri della giunta Cammarata realizzato da Davide Velardi, che ha riscosso un notevole successo fra la numerosissima platea. Poi è stato il turno di Alessandro Piergentili responsabile del circolo che ha organizzato l'evento, il quale ha lanciato il progetto per accendere Palermo ed ha chiesto ai deputati regionali e nazionali di FLI siciliani di farsi interpreti di una nuova politica che porti a creare dei posti di lavoro sostenibili facendo arrivare aziende da tutta Europa a Palermo, attraverso l'estensione della legge sulle Zone Franche Urbane e gli investimenti sulla banda larga. Poi è stata la volta dell'arch. Maria Prestigiacomo presidente dell'associazione Sicilia Futuro che ha parlato dei problemi legati alla mobilità ed in particolarmodo alla scelta nefasta di puntare sui tram che hanno aperto una grande quantità di cantieri sparsi per la città, ma che oltre a comportare grandi disagi ai cittadini ed alle casse dissanguate del comune molto probabilmente non arriveranno mai a conclusione. E' seguito l'intervento di Vanessa Seffer presidente dell'associazione Il Valore delle Piccole Cose che è intervenuta sull'importanza dell'associazionismo. Alessandro Costa di Generazione Innovazione ha orientato tutto il suo intervento (applauditissimo) sull'importanza della partecipazione dei cittadini alla vita politica e su come FLI sia innovativo in tal senso perchè sta dando la possibilità a tanti cittadini che non hanno mai fatto politica di farla attivamente e proficuamente. L'on.le Alessandro Aricò ha parlato in toni entusiastici dei risultati raggiunti in Sicilia ed in particolare a Palermo da FLI ha enfatizzato anche lui il valore della partecipazione come fattore chiave di successo del partito sul territorio ed ha portato ad esempio Generazione Palermo come circolo fra i più innovativi in Italia per l'utilizzo dei social network e dei blog per fare attivamente politica. A conclusione dei lavori l'on.le Nino lo Presti deputato palermitano di FLI ha spaziato dalla politica nazionale a quella locale facendo chiaramente capire di essere contento della numerosa presenza in sala e del mix che si sta creando in FLI fra la classe dirigente e le nuove figure che si stanno affacciando ora alla politica con competenza e passione. Ha rimarcato tale concetto più volte proprio a sottolineare l'unicità in tal senso di FLI.
L'indicatore del successo della manifestazione è dato dal numero incredibile di adesioni a Generazione Palermo che alla fine della manifestazione è stato raccolto dal responsabile organizzativo di Generazione Palermo Giuseppe Scherma e dal responsabile dei giovani del circolo Giulio Figlia. (Foto di Danilo Ganci)

domenica 30 gennaio 2011

Un no forte e chiaro al federalismo leghista. La nuova legge porcata.

di Alessandro Piergentili

E' ora di farsi sentire. Sono anni che si ascoltano fandonie sul federalismo in salsa leghista. Viene spacciato come la panacea di tutti i mali. Nessun costo, miglioramento delle condizioni economiche del nord e del sud, diminuzione della spesa pubblica. Insomma una bacchetta magica che farà sparire d'incanto tutti i nostri problemi. Intanto il decreto sul federalismo fiscale introdurrà fin da subito tre belle nuove tasse comunali. Un vero passo avanti per le tasche dei cittadini che non aspettavano altro e soprattutto in linea con il programma del centrodestra propagandato a colpi di slogan del tipo:"Non metteremo le mani in tasca degli italiani", oppure "Aboliremo l'ICI". Non c'era scritto aumenteremo le tasse locali, o sostituiremo l'ICI con l'IMU che ha un'aliquota più alta. Se è vero che il PIL pro capite al sud è di 17.900 euro ed al nord è di 31.000 euro a persona, che le famiglie più indebitate si trovano in Sicilia, Calabria e Campania e che i depositi bancari pro capite sono la metà al sud rispetto al nord, (fonti Adiconsum, Banca d'Italia e Istat) come si può pensare di introdurre il federalismo fiscale spostando risorse dai comuni del sud ai comuni del nord? E' normale che io paghi meno tasse se il mio reddito è la metà di un'altra persona. Con la progressività dell'imposta io pagherò meno della metà. Il sistema fiscale è stato concepito per redistribuire le risorse ed evitare il più possibile la concentrazione della ricchezza. La domanda è se sia giusto che il mio comune mi eroghi meno della metà dei servizi. Tutta la propaganda leghista dei trasferimenti dal nord al sud non tiene mai conto di quanto prevede la Costituzione sulla progressività dell'imposizione fiscale e sul principio di redistribuzione. Il gap tra crescita dei redditi del sud e crescita dei redditi del nord è il vero problema. La velocità di crescita di questa differenza nell'ultimo decennio è aumentata, non è diminuita. In 8 anni su 10 il ministro filo-leghista Tremonti ha governato le variabili economiche, creando le condizioni per l'introduzione del federalismo. In pratica le politiche filosettentrionali hanno acuito tale differenza creando anche problemi al fatturato delle aziende settentrionali che per un buon 32% (fonte Unicredit) dipende dai consumi meridionali. Risultato l'Italia non cresce, il sud è sempre più povero ed indebitato. Colpo di grazia finale? Il federalismo fiscale. Il problema dell'assistenzialismo è certamente più grave al sud che al nord (anche se tangentopoli ha dimostrato che nel settentrione il rapporto stato-aziende è tutt'altro che efficiente), ma la soluzione non è l'introduzione del federalismo in salsa leghista. Un federalismo più razionale e meno costoso potrebbe essere concepito solo dopo un processo di riavvicinamento tra le due aree economiche. Che fine hanno fatto le zone franche urbane, ad esempio? Questa misura è stata via via depotenziata dall'ultimo governo. Era la chiave di volta che poteva far riprendere molte zone meridionali. Non sia mai che si corra il pericolo che qualche azienda con sede al nord possa trovare più conveniente spostarsi al sud. Non sia mai che qualche azienda straniera venga attratta sul nostro territorio, stiamo scherzando? Alla fine la legge del 2007 e passata al vaglio dalla Commissione europea è stata totalmente stravolta . Sono state individuate solo 22 zone (in Sicilia Erice, Gela e Catania) e gli sgravi fiscali e previdenziali sono stati sostituiti da contributi statali difficili da ottenere e la legge è di fatto disapplicata e affatto pubblicizzata. Le pistole fumanti sono tante e gli esempi da fare sono innumerevoli.
Futuro e Libertà è un partito che nel suo DNA costituente avrà e deve avere il principio di coesione ed unità nazionale. Deve riflettere bene se aderire ad un progetto di riforma federale voluta disegnata e proposta da un partito che si chiama Lega Nord per l'Indipendenza per la Padania e che all'art. 1 del suo statuto recita:"...il movimento ha per finalità il conseguimento dell'indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana". Ci si vuole rendere complici di un progetto secessionista? Come fidarsi di Calderoli l'autore della legge porcata che ha disegnato la cornice del federalismo fiscale insieme a Tremonti e Bossi? Ci vogliamo ricadere?

martedì 25 gennaio 2011

Futuro e Libertà accende Palermo


Palermo-5 Febbraio 2011- ore 11.00 presso l'Astoria Palace via Montepellegrino, 62

Futuro e Libertà con la collaborazione dei circoli Generazione Palermo e Generazione Innovazione, organizza l'evento di presentazione di un nuovo approccio politico per il rilancio di Palermo. Vogliamo chiamare a raccolta la gente, professionisti, bancari, dipendenti pubblici e privati, studenti, laureati, precari e disoccupati, tutti assieme dobbiamo elaborare un piano strategico per far tornare orgogliosi i palermitani di abitare a Palermo. Economia del territorio, infrastrutture e mobilità, valorizzazione del patrimonio artistico-culturale e turismo, ambiente e pulizia della città. Questi sono i 4 capitoli che distinguono una città vivibile da una invivibile e saranno le nostre quattro sfide. Chiamiamo a rcaccolta tutti coloro i quali vorranno partecipare ai 4 tavoli di discussione per elaborare il nostro piano strategico di rilancio della città, per la città e con la città.
Interverranno l'on.le Nino Lo Presti deputato nazionale e segretario amministrativo FLI, l'on.le Alessandro Aricò deputato regionale e coordinatore provinciale FLI, Alessandro Piergentili responsabile Generazione Palermo, Maria Prestigiacomo presidente associazione Sicilia Futura, Alessandro Costa responsabile circolo Generazione Innovazione, Vanessa Seffer presidente associazione Il Valore delle Piccole Cose.
Saranno associate all'evento una piccola mostra fotografica di Antonio Ingoia e la presentazione di un video sui disastri di Palermo a cura di Davide Velardi.

Per informazioni potete scrivere a generazioneitaliapalermo@hotmail.it oppure telefonare al 328-3064058.

domenica 16 gennaio 2011

Navigare necesse est

di Fabio Granata

In questi giorni di preparativi per l’appuntamento di Milano, dentro Futuro e Libertà circolano molte preoccupazioni e perplessità sulla fase di transizione post 14 dicembre. Anche i sondaggi confermano una fase di stallo dopo lo straordinario entusiasmo sprigionato da Bastia Umbra.

In quella fase proprio dai giovani e dai settori della società italiana più culturalmente consapevoli provenivano le più ampie porzioni di consenso.

Una forza repubblicana e legalitaria caratterizzata da etica della responsabilità e da una volontà coraggiosa e precisa di chiudere un’epoca caratterizzata dalla presenza invasiva e totalizzante di Berlusconi e del berlusconismo, questa la nostra immagine.

Il coraggio e la nettezza delle scelte sembrava “premiarci” e ci spingeva a disegnare, sempre con maggiore forza e decisione, il profilo di una forza politica di destra ma allo stesso tempo in grado di superare le categorie politiche del 900 e di parlare al cuore della Nazione.

Fini veniva percepito dall’opinione pubblica come la sintesi, prima ancora che politica e culturale, antropologica ed estetica di questo progetto di cambiamento e le battaglie parlamentari per salvaguardare questioni fondamentali di legalità ridavano senso e orgoglio di “appartenenza” a tante donne e tanti uomini cresciuti nel mito di Paolo Borsellino e della bella politica.

Ammettiamolo: a distanza di poche settimane il clima politico che percepiamo attorno al nostro percorso è purtroppo cambiato.

Per questo il nostro mondo oggi, e subito, deve rilanciare la sfida con decisione attraverso una linea politica lungimirante e limpida, facendo ripartire con credibilità un grande appello all’impegno civile e alla cittadinanza attiva.

Per far questo bisogna recuperare lo spirito della prima Generazione Italia e tornare ad essere movimentisti, innovativi e intransigenti sui principi e sui valori.

Servono nuove dosi di coraggio e lungimiranza, costanza e passione: bandire ogni moderatismo ipocrita e ogni illusione di poter ricomporre l’attuale centro destra, in una parola.

Fini, a Bastia Umbra, al termine del suo straordinario intervento evocò la metafora della nave di Saint Exupery: “se vuoi costruire una nave non far raccogliere legna e non organizzare gli uomini, ma evoca la nostalgia del mare”.

La mia impressione è che questa “nostalgia” si sia diffusa in dimensioni incredibili tra chi ci sostiene e ci sprona ad andare avanti e che invece alcuni amici, sopratutto dopo il 14 dicembre, si siano preoccupati esclusivamente di “raccogliere legna e organizzare uomini”, magari in attesa di un “segnale” che scongiuri la partenza.

Invece è necessario navigare poiché alle nostre spalle ogni pontile è bruciato. Navigare tracciando nuove rotte e lasciandosi alle spalle vecchi mondi. Navigare da italiani coraggiosi.

Per ricostruire la Patria.

giovedì 9 dicembre 2010

La parola alla politica, ma il movimento esiste ancora


di Alessandro Piergentili

Migliaia di persone riunite in circoli di Generazione Italia ormai non più così giovani perchè hanno superato la trentina, stanno traghettando verso Futuro e Libertà. Le persone sono le stesse di alcuni mesi fa, rappresentano una componente fondamentale del partito che verrà ed è giusto che vengano interpretate anche nei momenti in cui la politica deve dare il massimo di sè per non apparire lontana dalle esigenze quotidiane della gente e solo come un gioco di potere.
Ci siamo anche noi perchè siamo una specie di diaframma tra l'umore della popolazione e la classe dirigente che funziona in ambedue le direttrici. Dobbiamo spiegare alla gente i meccanismi talvolta oscuri della politica e nello stesso tempo avvertire la classe dirigente quando si sta prendendo una direzione sbagliata. Leggiamo quotidianamente di trattative, offerte e soluzioni varie alquanto ondivaghe. L'impressione è che si cammini a tentoni. Noi ci sentivamo e sentiamo parte di un progetto per una nuova Italia, un progetto che trovava la sua summa intellettuale nel Manifesto per l'Italia che tutti i deputati finiani hanno condiviso e magnificato in quel di Bastia Umbra. Ecco ci chiediamo, ma come farebbe ad essere compatibile un Manifesto del genere con l'azione governativa portata avanti da un gran numero di ministri dell'attuale governo, se riconfermati? La base non capirebbe e siamo solo agli inizi. Uccidere il bambino in culla non riporterebbe voti nell'alveo dell'attuale centrodestra. Ormai un popolo si è messo in marcia e la direzione così come l'obiettivo finale della marcia è chiaramente quello di un altro centrodestra che nulla abbia a che fare con quello attuale. Colombe e categorie ornitologiche varie possono anche avere mille dubbi, ma debbono comprendere che non possono tradire il loro popolo per non farsi dare dei traditori da Berlusconi. Qui non esiste più destra o sinistra, ma esiste il lavoro di migliaia di militanti che da mesi stanno lavorando come pazzi per portare consensi e spiegare alla gente le intenzioni del FLi. Ci abbiamo messo la nostra faccia a garantire che non si sarebbe tornati indietro e penso di interpretare il pensiero di tanti attivisti di Generazione Italia. La maggior parte di noi non aveva mai fatto politica e ci ha messo passione, tempo ed anche un po' di soldi per seguire un progetto. Ci dovete qualcosa, perchè l'abbiamo fatto in un momento in cui in pochi avrebbero scommesso sul progetto, tutto quello che vi chiediamo è di portarlo avanti senza tentennamenti.

domenica 28 novembre 2010

L'immobilità sociale. I bambini italiani come i bambini sovietici pre-1989


di Alessandro Piergentili
Viviamo in una società bloccata, declinante dal punto di vista culturale, politico, sociale ed economico. Ormai è sotto gli occhi di tutti. Girovagando su internet mi sono imbattuto in uno studio dell'associazione Italia Futura che ha scosso il mio già turbato grado di sopportazione. In pratica siamo al penultimo posto per grado di mobilità sociale tra i paesi del mondo occidentale . Peggio di noi solo la Finlandia che per ragioni opposte alle nostre ha un sistema bloccato. Lì la popolazione è poco numerosa ed il benessere è diffuso, hanno poco da migliorare. Da noi invece la situazione ha del drammatico e scusate se utilizzo dei toni così accesi ed allarmanti, ma i dati parlano chiaro. Solo il 17% della popolazione povera ha avuto negli ultimi tre anni la possibilità di migliorare la propria posizione sociale, mentre l'83% è restata povera o è diventata ancora più povera. Tale percentuale è bassissima se confrontata con il 23% degli Stati Uniti che stanno affrontando una crisi gravissima, il 22% della Grecia o il 25% dell'Irlanda, tanto per mettere un po' di pepe alla polemica e sconfessare chi dice che noi siamo messi meglio di altri paesi che stanno affrontando delle crisi finanziarie. La situazione non migliora se si sale alle classi sociali medio basse o medie. Non solo. Il 41% degli ultracinquantenni dichiara di aver migliorato la propria posizione sociale rispetto alla famiglia d'origine di contro solo il 6% dei venti-trentenni dichiara di ritrovarsi in condizioni migliori ed il 20% dichiara di aver addirittura peggiorato il proprio stato sociale. Così non si può andare avanti. Un ragazzo nato nel 1990 ha più probabilità di migliorare la propria posizione nell'ex URSS che in Italia. Ciò è paradossale se pensiamo che la maggiore critica che gli economisti ed i sociologi occidentali hanno sempre mosso ai paesi comunisti era proprio quella di bloccare completamente la mobilità sociale e quindi la speranza. Noi siamo il paese più comunista dell'occidente, ma non perchè siamo pieni di comunisti come ci vuol far credere chi li vede ovunque, ma perchè il sistema economico e sociale è bloccato. Le classi dirigenti sono ferme ed immobili, se pensiamo che in altri paesi si garantisce addirittura per Costituzione il rinnovamento delle classi politiche. Ad ogni politico è legato un mondo. Il professore universitario, il primario dell'ospedale, il dirigente pubblico, etc. Cambiare un politico significa rinnovare un pezzo di società, ma non è ancora abbastanza. I ragazzi provenienti dai ceti più bassi hanno scarsi stimoli a studiare anche se meritevoli. Le probabilità che un giovane il cui padre non abbia completato il ciclo di studi riesca a laurearsi sono del 10% contro il 35% della Francia ed il 40% della Gran Bretagna. In Italia si trasmettono ai figli beni, redditi e professioni. Il 42% degli avvocati e notai è figlio di avvocati e notai, il 40% dei farmacisti è figlio di farmacisti ed addirittura il 44% degli architetti è figlio di architetti. I dati sono impietosi. Un governo che da quasi 20 anni parla di rivoluzione liberale dovrebbe dimettersi seduta stante dopo la semplice lettura di questi dati. Non servirebbe fare molto, basterebbe copiare quello che fanno negli altri paesi. Sempre leggendo il rapporto dell'associazione Italia Futura mi sono piaciute le varie e semplici proposte concrete che sono riprese da altri sistemi economici. Il Child Trust Fund inglese ad esempio. Dove lo stato apre un conto per ogni nascituro e ci versa, anche insieme ai parenti del bambino, delle piccole somme. Arrivati alle scuole medie queste somme crescono o si abbassano in funzione dell'andamento scolastico. Le somme accantonate serviranno poi al giovane per completare il ciclo di studi, altrimenti saranno indisponibili e riprese dallo stato. Non è forse compito dello stato aiutare i giovani a studiare ed a formarsi? Oppure i soldi debbono essere spesi per far arrivare attrici rumene a ricevere premi cinematografici inventati? Con 400.000 euro si potevano aprire 400 conti da 1.000 euro per altrettanti bambini? Oppure i costi per gli spostamenti del ministro del turismo pari a 137.000 euro, etc., etc. Del resto la politica di questi ultimi anni, insieme all'incessante promozione culturale dei mass media, ha cercato di indurre nella società sentimenti individualistici ed egoistici che non fanno che accentuare la difesa dei vari status quo e quindi diminuire ancora di più la mobilità sociale. Paradossalmente l'accentuato tasso di immigrazione è l'unico stimolo attuale al dinamismo sociale. Futuro e Libertà, è scritto in queste due parole il significato del cambiamento politico che noi tutti auspichiamo e queste due parole sottendono ad un'attività politica tesa a modificare lo stato di cose ed a migliorare sensibilmente il grado di mobilità sociale che in ogni economia avanzata è il vero indice di benessere.

sabato 20 novembre 2010

Generazione Palermo con un suo Gazebo a Piazzetta Bagnasco il 20 e 21 Novembre per l'adesione al Manifesto di Futuro e Libertà

Vi aspettiamo a Piazzetta Bagnasco con il nostro gazebo di Generazione Palermo, saremo felici di conoscervi, di presentare il Manifesto per l'Italia di Futuro e Libertà e di parlare con voi di politica e/o dei vostri problemi. Sabato 20 e Domenica 21 dalle ore 10 alle ore 17.00

venerdì 5 novembre 2010

Tutti a Perugia


di Alessandro Piergentili
Stiamo partendo, da tutta Italia stiamo convergendo verso quello che per noi sarà il centro del mondo politico. Partiamo con delle speranze e delle certezze. La speranza è quella di continuare a partecipare ad un progetto innovativo che aumenterà il tasso di democraticità della politica italiana. Generazione Italia è un movimento unico sia per come è nato, sia per come si è sviluppato. Di solito gli ibridi non hanno successo, ed invece finora le cose sono andate molto bene, le assemblee, gli incontri ed i convegni hanno visto crescere la partecipazione di giorno in giorno, di mese in mese. Abbiamo utilizzato la parola ibrido non a caso. Un movimento che riesce ad avvicinare i politici e gli amministratori locali alla gente che spontaneamente vuole partecipare alla vita politica, lavora fianco a fianco per lo sviluppo di idee e progetti politici e riesce a resistere anche alla competizione che si può generare vedendo affacciarsi gente nuova che inizia anche a coltivare ambizione elettiva.
Le certezze risiedono in quello che abbiamo fatto sino a questo momento e come stiamo vedendo sviluppare l'organizzazione del partito che sta arrivando. Domani nascerà il movimento giovanile, un grandissimo movimento visto che il progetto attira tantissimi giovani da tutte le parti d'Italia. Un manifesto per l'Italia che lancerà una nuova visione della politica, perchè c'è proprio bisogno di aria fresca. Si dirà sono sempre gli stessi, non cambia nulla, è sempre la solita solfa, ma veniteci a trovare a Perugia, venite a vedere quanti giovani e meno giovani hanno entusiasmo e come tante persone che non hanno mai fatto politica oggi la fanno e possono farla. Veniteci a trovare, non ve ne pentirete.

mercoledì 27 ottobre 2010

“Manifesto di Ottobre” di Futuro e Libertà

Ottobre 2010: si apre un varco per un atto di politica generativa, una decisione perché qualcosa avvenga. Politicamente, cioè nella vita di tutti, con l’azione di tutti: un patto per la rinascita della Res publica. Non una litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione di rigore e di impegno civile. La politica oggi non ha visione né passione, non sente né esprime i bisogni e i desideri dei cittadini, che, votanti o no, la rifiutano e ne sono rifiutati, confinati ai margini di una sfera pubblica occupata da interessi privati e oligarchici. Solo attraverso l’immaginazione e il progetto la politica può ritrovare il senso della realtà, rimediando alla rassegnazione esistenziale che spegne lo spirito individuale e contrastando lo scetticismo diffuso che azzera ogni sentimento della cosa pubblica.
Ma politica e cultura crescono insieme o insieme declinano. Senza cielo politico non è cultura, ma soltanto erudizione e retorica: un rinnovamento impegno politico e intellettuale si offre oggi come occasione di rinascita civile, come segno di responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e in prima persona chi lavora con il pensiero e l’invenzione, con l’intelligenza e la fantasia, per stabilire la stretta relazione tra Potere e Sapere che dà virtù all’etica pubblica.
La corruzione politica più grave non è quella di cui si occupano i tribunali: l’illegalità è solo l’altra faccia della routine e del cinismo al potere. La crisi è profonda perché come una vera ruggine ha sfigurato l’immagine e intaccato la sostanza della politica. Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi. Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.
È urgente uscire da una fase di transizione infinita, aprendo la strada alla modernizzazione della politica, della cultura, dell’economia italiana. Occorre promuovere una fase costituente, sottoscrivere un nuovo patto fondativo: costituzionale in un senso non solo giuridico, politico in senso non solo istituzionale. Occorre ritrovare il filo di un grande racconto, di una narrazione più vera e più nobile della cultura e della storia repubblicana contro il degradante clichè di una italietta furba e inconcludente: ripensare il modello italiano e incarnare quel progetto, ridare corpo a una tradizione civile di cui si possa andare orgogliosi.
Mettere in gioco un libero pensiero, critico e creativo, in sintonia con le energie del presente per investire in questo nostro tempo: pensiero per sfidare il presente, ma insieme pensiero per costruire il presente. Non c’è cultura né azione politica efficace senza passione del proprio tempo.
Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudine usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie e inaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite, la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.
Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e el compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune. Esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali e politiche per l’edificazione di un nuovo paesaggio nazionale.
Il patriottismo repubblicano è la forma non retorica di questo sentimento che è regola, prima che tradizione, impegno prima che eredità. E che è anche cura del bene comune e dei beni comuni, difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio materiale e immateriale.
Patriottismo repubblicano è promuovere un’idea espansiva e non puramente negativa della libertà. La migliore garanzia contro l’ingerenza arbitraria del potere nella sfera della libertà personale è infatti l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: “La libertà politica significa infatti il diritto di essere partecipe del governo oppure non significa nulla” (Arendt). Per questo è essenziale assicurare ai cittadini gli strumenti utili a “conoscere per deliberare” (Calamandrei). La politica vive nel nesso inscindibile tra pensiero e azione, tra cittadinanza e partecipazione politica, non nella rigida “divisione del lavoro” tra rappresentanti e rappresentati, che aliena gli uni e gli altri e degrada la vita pubblica, spingendola alle opposte derive tecnocratiche e populistiche.
La politica laica protegge, custodisce, riveste la nuda persona di tutti i diritti civili che vanno precisamente declinati e garantiti: ma afferma anche il valore dei diritti politici che fanno di una persona un cittadino attivo. Patriottismo repubblicano è anche coltivare un’idea positiva della competizione tra le parti e dell’agonismo tra le forze politiche come presidio della libertà, secondo la lezione che Machiavelli desume dall’esperienza della repubblica romana.
Politica, però, è non solo rappresentazione dell’esistente, ma presentazione dei “senza parte”. Rappresentare gli “invisibili”, la realtà molecolare e disaggregata degli outsider i cui interessi non contano e non pesano nei rilevamenti statistici o nelle simulazioni dei sondaggi: che non hanno espressione e finiscono schiacciati e confusi nell’area indifferenziata del non voto e della renitenza civile. Non sono tutti poveri. Non sono tutti disoccupati o sottoccupati. Non sono tutti marginali. Non sono tutti stranieri. Ma sono tutti “clandestini della politica”, esclusi dalle logiche della rappresentanza e della decisione pubblica. Si tratta di persone – e sono milioni – la cui precarietà, prima ancora che da condizioni economiche e sociali, dipende da ragioni di esclusione e di afasia politica: refrattari alla vita pubblica e, proprio in quanto politicamente e intellettualmente più esigenti, non corrisposti dalle logiche privatistiche, antipolitiche, anticulturali che in questi anni hanno monopolizzato la sfera istituzionale.
Non c’è politica senza un pensiero che anticipi e accompagni l’azione trasformatrice. Il principale compito intellettuale della politica consiste nel riaccendere l’immaginazione progettuale della società. La politica deve rispondere con parole e azioni adeguate alle opportunità e alle sfide della scienza e della tecnologia nell’era della globalizzazione, dotandosi delle forme procedurali e istituzionali che possano governare i processi e progressi dell’innovazione: investire strategicamente nella ricerca, nelle arti e nelle nuove sfide dell’apprendimento per avere presa sul futuro. Azione politica e impegno intellettuale: l’obiettivo è accrescere il capitale sociale rappresentato dall’intelligenza e dalle virtù civili degli italiani. La qualità di una Città e del suo futuro si misura sulla virtù e sul merito dei suoi cittadini.
È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l’esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.

martedì 26 ottobre 2010

La legalità che arriva dal basso


di Giulio Figlia


Campo di azione principe di FLI è sicuramente la legalità, legalità di cui in Italia si sente sicuramente bisogno, sia in campo legislativo (troppe volte negli anni si sono viste leggi che depenalizzavano reati finanziari o ne accorciavano i tempi di prescrizione) che in campo culturale (guardare l’ostilità, a titolo esemplificativo, con cui certi programmi di inchiesta vengono accolti, troppo spesso bollati come faziosi aprioristicamente).


Dire che la mancanza di legalità intesa come corruzione e spregiudicatezza etica opprima il capitale umano italiano è ormai un fotografare un dato di fatto, sta perdendo la sua connotazione di denuncia per diventare quasi cliché. E’ il momento dei fatti. Bene il ddl anticorruzione nella sua versione proposta da Il Fatto Quotidiano che come ricordato dall’on. Granata è prioritario approvare e far diventare legge dello Stato ma è anche l’ora che siano le organizzazioni e le associazioni dei cittadini nelle loro più disparate forme a muoversi. Sull’esempio di ciò che Confindustria Sicilia ha fatto sul versante della lotta alla mafia e al racket, buttando fuori dalla sua organizzazione gli imprenditori che pagano il pizzo, perché la stessa Confindustria non si mette in moto per qualcosa che distorce il mercato e la serena convivenza al pari della mafia, ovvero perché Confindustria non butta fuori tutti i suoi associati che pagano tangenti ed evadono le tasse o commettono altri reati di natura finanziaria? Del resto se si condannano gli imprenditori che si piegano al pizzo essendo spesso vittime sarà facilissimo condannare quegli imprenditori che non essendo vittime sono solo dei criminali. Qualche malalingua può dire che cosi Confindustria si svuoterebbe, dicevano lo stesso di Confindustria Sicilia prima che iniziasse ad espellere gli imprenditori vicino alla mafia ma in realtà é successo che sempre più gente (ma ancora la strada è lunga) ha iniziato a denunciare gli estorsori, magari finirebbe cosi anche nella lotta alla corruzione, o no?

domenica 24 ottobre 2010

Selezione all'entrata per l'esplosione del PDL


di Alessandro Piergentili

Il PDL sta per esplodere. Sono molti i segnali che si sta andando in questa direzione. Ormai non c'è regione, provincia o comune che non sia interessata da esodi, contatti e titubanze da parte degli amministratori locali eletti nelle file del Popolo della Libertà. Perfino a livello giovanile sta accadendo un terremoto. E' quello che noi tutti volevamo. Il Primo Aprile, giorno di nascita di Generazione Italia in pochi ci avremmo creduto. Noi 4 gatti finiani, per la maggior parte spontaneisti, gente cioè non dedita alla politica ma stufa del presente ed appassionata del proprio futuro, avremmo firmato per un risultato del genere. Il processo non solo continuerà, ma assumerà sempre più velocità e forza man mano che scorrerà il tempo, come una slavina. Prepariamoci perchè i problemi iniziano ora. L'organizzazione del nuovo partito dovrà contemperare le esigenze dei finiani spontaneisti della prima ora e degli amministratori locali che sono già arrivati e che arriveranno. Una cosa, però deve essere chiara e lampante. Non vogliamo che si importassero alcune metodologie politiche ed una visione etica piddiellina, di un partito che non c'è mai stato, ma che è pieno di personaggi legati a storie politiche che mal si confanno a quello che vogliamo costruire. Ci chiediamo, ma chi e come si farà la selezione all'entrata? Dobbiamo imbarcare tutti per uno spirito liberale? Ci conviene? Come potremmo cambiare l'Italia, dotarci di una visione strategica, pensare al futuro dei nostri figli con dei personaggi portatori di visioni antitetiche alle nostre che magari arrivano da noi solo perchè per ora si sta più comodi? Internet in questo ci può dare una grande mano, perchè è trasparente e veloce nel darci degli input e delle segnalazioni in tal senso. Creare degli organismi collegiali territoriali e dei centri di controllo e di ascolto per le varie segnalazioni non sarebbe un'idea sbagliata per preservare quello spirito originario, che poi è quello che si ritrova nel libro di Gianfranco Fini: "Il Futuro delle Libertà", che è e sarà la chiave del nostro successo. Un successo che non risiede solo nel prendere più o meno voti, ma nel riuscire ad iniziare un percorso di vero cambiamento e di introduzione di idee e personaggi nuovi nel panorama politico. Pensiamoci e riflettiamoci bene.

giovedì 21 ottobre 2010

Il movimentismo per la legalità contro la real politik

di Alessandro Piergentili
Lo dobbiamo ammettere. Ci sentiamo politicamente schizofrenici. In noi coesistono due anime che fanno del mondo finiano un soggetto politico unico nel suo genere. Ricordiamoci di come e quando siamo rinati, perchè trattasi proprio di rinascita. Siamo rinati il Primo Aprile con Generazione Italia, sul web attraverso una partecipazione attiva e democratica di migliaia di persone che dedicavano il proprio tempo, le proprie idee e la propria passione ad una causa. Una marea che già si era avvertita con il voto al Senato della famosa "legge bavaglio", che aveva provocato un cambiamento netto di rotta alla Camera dei Deputati. La potenza di un nuovo modo di vedere e di fare politica, che anche negli Stati Uniti sta prendendo piede. Attenzione, però, perchè finchè c'è coerenza, partecipazione, linguaggio chiaro e trasparente il mezzo è funzionale ad un successo politico, ma può trasformarsi in un boomerang, e ce ne stiamo accorgendo in questi giorni, perchè il mondo web non comprende più il "politichese". Ma non è solo il mondo web, poichè internet non è che il megafono di quello che magari si dice nelle sale d'aspetto dei medici, piuttosto che alla fermata dell'autobus, al bar, etc. Chi scrive è un movimentista della prima ora, che però comprende le ragioni che spingono Futuro e Libertà a votare per il Lodo Alfano, ragioni di real politik che oggi sono valide, ma che potrebbero non esserlo più fra qualche settimana o mese, anche sotto la spinta della web-protesta. Le due anime, se ben combinate, potrebbero più che funzionare, senza che l'una soccomba all'altra. La nostra forza è proprio data da questa sorta di schizofrenia politica, che avvicina la mente al cuore, completandoci. Godiamo di questa alchimia e sfruttiamola sempre di più, questa è la novità nel panorama politico italiano data da Generazione Italia e da Futuro e Libertà.

venerdì 15 ottobre 2010

AAA Cercasi nuova classe dirigente


di Alessandro Piergentili
I dati pubblicati oggi dalla Banca d'Italia sono più che allarmanti. Disoccupazione giovanile tre volte superiore alla media storica, famiglie sempre più indebitate e che non consumano più, debito pubblico a livelli record ed entrate fiscali in diminuzione. Si dirà è colpa della crisi. Bene proiettatevi all'indietro di circa 20 anni e ricordate. C'era il problema del debito pubblico, ma oggi è più alto, c'era il problema della tassazione, ma oggi il prelievo fiscale è maggiore, in compenso non si pagava per posteggiare una macchina in strada, i servizi sanitari erano quasi tutti gratuiti, e la qualità non è certo aumentata, ma soprattutto allora c'era la speranza nel futuro. Oggi tutte le indagini sociologiche danno un risultato univoco: la gente non crede più nel futuro dell'Italia. Si chiama declino. In qualsiasi condominio, azienda, organizzazione sociale, l'amministratore sarebbe stato sostituito, in altre nazioni nemmeno ce ne sarebbe stato bisogno visto che periodicamente intere classi dirigenti fanno le valigie dato che il ricambio è sancito costituzionalmente. Guardare immagini come quelle britanniche in cui si sfidano quarantenni per i posti di comando fa quasi ridere qui in Italia dove fa comodo far entrare in politica i ventenni promettendogli un radioso futuro che verrà fra chissà quanti anni e gestire il potere attraverso la gerontocrazia, estromettendo tutta la fascia di età che va dai 30 ai 50 anni che è meglio che si occupi d'altro e che entri nell'economia produttiva piuttosto che competere per i posti di comando. Generazione Italia nasce su basi diverse, perchè si definisce aggregatore intergenerazionale, ed individua proprio nella società bloccata il problema dei problemi. Futuro e Libertà saprà interpretare ed ereditare lo spirito di Generazione Italia? Fra i 15.000 iscritti di Generazione Italia di cui molti non hanno mai fatto politica e non sono stati eletti, ci sarà qualcuno meritevole di entrare nello staff dirigenziale del partito che verrà? Qualcuno in grado di apportare, grazie alla propria storia professionale ed alle proprie capacità, un'idea diversa della politica ed in grado di parlare alla gente che è nauseata o quantomeno delusa dalla classe dirigente attuale? Noi crediamo in Gianfranco Fini e siamo sicuri che da statista qual è saprà interpretare questa esigenza dell'Italia e del nuovo soggetto politico nascente rafforzando le nostre speranze e rendendole realtà.