un network di cittadini con spirito liberale che vogliono partecipare alla costruzione di un soggetto politico aperto e inclusivo che abbia come obiettivo quello di diminuire il peso delle corporazioni, della burocrazia e dello stato nella vita dei cittadini
sabato 11 giugno 2011
Il leader è un valore aggiunto
martedì 24 maggio 2011
Presentazione del settimanale IL FUTURISTA

Il Futurista sbarca in Sicilia. Il settimanale che rompe le righe, che fa tendenza che vuole, cambiare la destra, renderla più repubblicana e più patriottica.
Saranno presenti all'incontro Filippo Rossi il direttore de IL FUTURISTA, l'on. Nino Lo Presti e l'on. Fabio Granata deputati nazionali di Futuro e Libertà. Presenta Alessandro Costa responsabile del circolo di Futuro e Libertà Generazione Innovazione, introduce ed organizza Alessandro Piergentili responsabile del circolo Generazione Palermo.
Per informazioni scrivi a generazioneitaliapalermo@hotmail.it oppure telefona al 328-3064058 o contattaci su facebook al profilo Generazione Palermo
sabato 21 maggio 2011
Partiti meridionalisti e vecchi politici, il cambiamento passa altrove. Pensiamo futurista.
di Giulio Figlia
Qualche giorno fa il presidente di Confindustria-Sicilia Ivan Lo Bello si è (giustamente) scagliato contro la classe dirigente meridionale addossando a questa la colpa del divario Nord-Sud. Lo Bello nel suo sfogo da la colpa alla classe dirigente generalmente intesa, quella politica, quella amministrativa e quella economica. Se il presidente degli imprenditori siciliani si concentra sul versante economico riconoscendo come ancora troppi imprenditori meridionali rimpiangono l’assistenzialismo di qualche tempo fa e siano incapaci di confrontarsi con il mercato io vorrei parlare brevemente del versante politico e amministrativo. La qualità della classe politica meridionale è davanti agli occhi di tutti, basta guardarci attorno a Palermo e in Sicilia per giudicarla. Se diamo un’occhiata ai nostri politici risulta chiaro che la loro più grande capacità è il catalizzare e raccogliere voti, non certo grazie ad un particolare carisma o eccezionali abilità retoriche ma grazie a prebende, clientele, distribuzione di fondi e incarichi finalizzati alla creazione di un piccolo esercito di voti da far valere sul tavolo delle trattative al momento di richiedere questo o quell’incarico (se in un partito o nella pubblica amministrazione non fa differenza). Il problema è inoltre che cotanti individui hanno anche la pretesa di governare la cosa pubblica, poco importa se fanno regolarmente scadere i fondi europei oppure investirli all’ultimo minuto per creare ulteriori clientele o se non hanno la minima idea di modelli di governo cittadino, la quantità di progetti a tutti i livelli di importanza sbagliati anche concettualmente a Palermo ormai neanche si conta più; dalle periferie dormitori passando per le piste ciclabili mal ideate all’esperimento di qualche tempo fa di conferire l’immondizia (senza differenziarla) ogni mattina attorno a dei pali (all’aperto senza contenitori) per poi raccoglierla in mattinata con i conseguenti problemi sul traffico, una modalità di raccolta che può andare bene in un piccolo centro non certo in una medio-grande città come Palermo. Per capirlo bisogna essere dei grandi urbanisti o sociologi urbani oppure è sufficiente avere un minimo di intelligenza e capacità di gestione? Ad ogni modo la classe politica meridionale non è altro che lo specchio della società o meglio è la sua espressione, non sono al governo per un colpo di Stato, per concorso o per sorteggio sono lì perché sono stati eletti. Il cambiamento allora deve partire da noi, se non vogliamo vedere più politici capaci solo di presenziare in qualche talk-show in una TV regionale o a qualche aperitivo e che poi di fatto si comprano i voti a migliaia con infornate di PIP, LSU e compagnia cantante a spese nostre con i nostri soldi che servirebbero per fare asili, scuole, strade, crediti d’imposta per le imprese basta non votarli più. Alla fine sono sempre gli stessi e proprio perché sono sempre gli stessi è facile individuarli: come certi ex-sottosegretari al Mezzogiorno che ora fanno i paladini del Sud (ma dovrebbe combattere contro se stesso e i suoi amici) ma sono svariati e in ogni regione del meridione e basterà pensarci trenta secondi per trovarne a dozzine. E’ il momento di una insurrezione politica e civile con lo strumento del voto per trovare una nuova classe dirigente (anche all’interno dei partiti) che non sia più la vecchia politica un po’ terrona del vasa-vasa ma una politica capace di progettare, governare e farsi giudicare su questo, una politica che purtroppo, non è uno stereotipo razzista in stile leghista, da queste parti è rara come un coccodrillo albino. Siamo noi che con il voto abbiamo la possibilità di cambiare i nostri dirigenti, o meglio, di sostituirli magari prendendo noi stessi il loro posto. Senza la paura di arrivare ad un redde rationem tra chi da un lato utilizza la res publica per averne vantaggi, per essere un parassita ed è pronto a vendere il proprio voto in cambio di un posto pubblico e chi dall’altro lato vede la politica come servizio e non vuole prebende e non vuole essere parte di nessuna clientela di questo o quel notabile locale.
martedì 17 maggio 2011
Un leader, un popolo, un'identità, una linea, un congresso.
venerdì 22 aprile 2011
IL SONDAGGIO DI GENERAZIONE PALERMO
lunedì 11 aprile 2011
Aridatece Generazione Italia (FIRMATE LA PETIZIONE QUI A FIANCO)

sabato 5 febbraio 2011
Futuro e Libertà ha acceso Palermo
"Accendiamo Palermo". Tanta bella gente contenta di vedere all'opera associazioni, circoli e politici uniti per una nuova e bella politica che faccia partecipare la gente. Si è lanciato un nuovo progetto per Palermo, costituito da quattro tavoli di discussione riguardanti l'Economia del territorio, l'Ambiente, la Mobilità ed il Turismo e la Cultura. A questi tavoli sono invitati tutti i cittadini e le associazioni che sentono di avere idee e che vogliono impegnarsi per rendere vivibile la nostra città. Futuro e Libertà dimostra di essere un movimento nuovo anche nei fatti. La prossima settimana tutti gli iscritti potra
L'indicatore del successo della manifestazione è dato dal numero incredibile di adesioni a Generazione Palermo che alla fine della manifestazione è stato raccolto dal responsabile organizzativo di Generazione Palermo Giuseppe Scherma e dal responsabile dei giovani del circolo Giulio Figlia. (Foto di Danilo Ganci)
domenica 30 gennaio 2011
Un no forte e chiaro al federalismo leghista. La nuova legge porcata.
martedì 25 gennaio 2011
Futuro e Libertà accende Palermo

domenica 16 gennaio 2011
Navigare necesse est
In questi giorni di preparativi per l’appuntamento di Milano, dentro Futuro e Libertà circolano molte preoccupazioni e perplessità sulla fase di transizione post 14 dicembre. Anche i sondaggi confermano una fase di stallo dopo lo straordinario entusiasmo sprigionato da Bastia Umbra.
In quella fase proprio dai giovani e dai settori della società italiana più culturalmente consapevoli provenivano le più ampie porzioni di consenso.
Una forza repubblicana e legalitaria caratterizzata da etica della responsabilità e da una volontà coraggiosa e precisa di chiudere un’epoca caratterizzata dalla presenza invasiva e totalizzante di Berlusconi e del berlusconismo, questa la nostra immagine.
Il coraggio e la nettezza delle scelte sembrava “premiarci” e ci spingeva a disegnare, sempre con maggiore forza e decisione, il profilo di una forza politica di destra ma allo stesso tempo in grado di superare le categorie politiche del 900 e di parlare al cuore della Nazione.
Fini veniva percepito dall’opinione pubblica come la sintesi, prima ancora che politica e culturale, antropologica ed estetica di questo progetto di cambiamento e le battaglie parlamentari per salvaguardare questioni fondamentali di legalità ridavano senso e orgoglio di “appartenenza” a tante donne e tanti uomini cresciuti nel mito di Paolo Borsellino e della bella politica.
Ammettiamolo: a distanza di poche settimane il clima politico che percepiamo attorno al nostro percorso è purtroppo cambiato.
Per questo il nostro mondo oggi, e subito, deve rilanciare la sfida con decisione attraverso una linea politica lungimirante e limpida, facendo ripartire con credibilità un grande appello all’impegno civile e alla cittadinanza attiva.
Per far questo bisogna recuperare lo spirito della prima Generazione Italia e tornare ad essere movimentisti, innovativi e intransigenti sui principi e sui valori.
Servono nuove dosi di coraggio e lungimiranza, costanza e passione: bandire ogni moderatismo ipocrita e ogni illusione di poter ricomporre l’attuale centro destra, in una parola.
Fini, a Bastia Umbra, al termine del suo straordinario intervento evocò la metafora della nave di Saint Exupery: “se vuoi costruire una nave non far raccogliere legna e non organizzare gli uomini, ma evoca la nostalgia del mare”.
La mia impressione è che questa “nostalgia” si sia diffusa in dimensioni incredibili tra chi ci sostiene e ci sprona ad andare avanti e che invece alcuni amici, sopratutto dopo il 14 dicembre, si siano preoccupati esclusivamente di “raccogliere legna e organizzare uomini”, magari in attesa di un “segnale” che scongiuri la partenza.
Invece è necessario navigare poiché alle nostre spalle ogni pontile è bruciato. Navigare tracciando nuove rotte e lasciandosi alle spalle vecchi mondi. Navigare da italiani coraggiosi.
Per ricostruire la Patria.
giovedì 9 dicembre 2010
La parola alla politica, ma il movimento esiste ancora
domenica 28 novembre 2010
L'immobilità sociale. I bambini italiani come i bambini sovietici pre-1989
domenica 21 novembre 2010
sabato 20 novembre 2010
Generazione Palermo con un suo Gazebo a Piazzetta Bagnasco il 20 e 21 Novembre per l'adesione al Manifesto di Futuro e Libertà
venerdì 5 novembre 2010
Tutti a Perugia
mercoledì 27 ottobre 2010
“Manifesto di Ottobre” di Futuro e Libertà
Ottobre 2010: si apre un varco per un atto di politica generativa, una decisione perché qualcosa avvenga. Politicamente, cioè nella vita di tutti, con l’azione di tutti: un patto per la rinascita della Res publica. Non una litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione di rigore e di impegno civile. La politica oggi non ha visione né passione, non sente né esprime i bisogni e i desideri dei cittadini, che, votanti o no, la rifiutano e ne sono rifiutati, confinati ai margini di una sfera pubblica occupata da interessi privati e oligarchici. Solo attraverso l’immaginazione e il progetto la politica può ritrovare il senso della realtà, rimediando alla rassegnazione esistenziale che spegne lo spirito individuale e contrastando lo scetticismo diffuso che azzera ogni sentimento della cosa pubblica.
Ma politica e cultura crescono insieme o insieme declinano. Senza cielo politico non è cultura, ma soltanto erudizione e retorica: un rinnovamento impegno politico e intellettuale si offre oggi come occasione di rinascita civile, come segno di responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e in prima persona chi lavora con il pensiero e l’invenzione, con l’intelligenza e la fantasia, per stabilire la stretta relazione tra Potere e Sapere che dà virtù all’etica pubblica.
La corruzione politica più grave non è quella di cui si occupano i tribunali: l’illegalità è solo l’altra faccia della routine e del cinismo al potere. La crisi è profonda perché come una vera ruggine ha sfigurato l’immagine e intaccato la sostanza della politica. Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi. Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.
È urgente uscire da una fase di transizione infinita, aprendo la strada alla modernizzazione della politica, della cultura, dell’economia italiana. Occorre promuovere una fase costituente, sottoscrivere un nuovo patto fondativo: costituzionale in un senso non solo giuridico, politico in senso non solo istituzionale. Occorre ritrovare il filo di un grande racconto, di una narrazione più vera e più nobile della cultura e della storia repubblicana contro il degradante clichè di una italietta furba e inconcludente: ripensare il modello italiano e incarnare quel progetto, ridare corpo a una tradizione civile di cui si possa andare orgogliosi.
Mettere in gioco un libero pensiero, critico e creativo, in sintonia con le energie del presente per investire in questo nostro tempo: pensiero per sfidare il presente, ma insieme pensiero per costruire il presente. Non c’è cultura né azione politica efficace senza passione del proprio tempo.
Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudine usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie e inaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite, la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.
Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e el compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune. Esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali e politiche per l’edificazione di un nuovo paesaggio nazionale.
Il patriottismo repubblicano è la forma non retorica di questo sentimento che è regola, prima che tradizione, impegno prima che eredità. E che è anche cura del bene comune e dei beni comuni, difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio materiale e immateriale.
Patriottismo repubblicano è promuovere un’idea espansiva e non puramente negativa della libertà. La migliore garanzia contro l’ingerenza arbitraria del potere nella sfera della libertà personale è infatti l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: “La libertà politica significa infatti il diritto di essere partecipe del governo oppure non significa nulla” (Arendt). Per questo è essenziale assicurare ai cittadini gli strumenti utili a “conoscere per deliberare” (Calamandrei). La politica vive nel nesso inscindibile tra pensiero e azione, tra cittadinanza e partecipazione politica, non nella rigida “divisione del lavoro” tra rappresentanti e rappresentati, che aliena gli uni e gli altri e degrada la vita pubblica, spingendola alle opposte derive tecnocratiche e populistiche.
La politica laica protegge, custodisce, riveste la nuda persona di tutti i diritti civili che vanno precisamente declinati e garantiti: ma afferma anche il valore dei diritti politici che fanno di una persona un cittadino attivo. Patriottismo repubblicano è anche coltivare un’idea positiva della competizione tra le parti e dell’agonismo tra le forze politiche come presidio della libertà, secondo la lezione che Machiavelli desume dall’esperienza della repubblica romana.
Politica, però, è non solo rappresentazione dell’esistente, ma presentazione dei “senza parte”. Rappresentare gli “invisibili”, la realtà molecolare e disaggregata degli outsider i cui interessi non contano e non pesano nei rilevamenti statistici o nelle simulazioni dei sondaggi: che non hanno espressione e finiscono schiacciati e confusi nell’area indifferenziata del non voto e della renitenza civile. Non sono tutti poveri. Non sono tutti disoccupati o sottoccupati. Non sono tutti marginali. Non sono tutti stranieri. Ma sono tutti “clandestini della politica”, esclusi dalle logiche della rappresentanza e della decisione pubblica. Si tratta di persone – e sono milioni – la cui precarietà, prima ancora che da condizioni economiche e sociali, dipende da ragioni di esclusione e di afasia politica: refrattari alla vita pubblica e, proprio in quanto politicamente e intellettualmente più esigenti, non corrisposti dalle logiche privatistiche, antipolitiche, anticulturali che in questi anni hanno monopolizzato la sfera istituzionale.
Non c’è politica senza un pensiero che anticipi e accompagni l’azione trasformatrice. Il principale compito intellettuale della politica consiste nel riaccendere l’immaginazione progettuale della società. La politica deve rispondere con parole e azioni adeguate alle opportunità e alle sfide della scienza e della tecnologia nell’era della globalizzazione, dotandosi delle forme procedurali e istituzionali che possano governare i processi e progressi dell’innovazione: investire strategicamente nella ricerca, nelle arti e nelle nuove sfide dell’apprendimento per avere presa sul futuro. Azione politica e impegno intellettuale: l’obiettivo è accrescere il capitale sociale rappresentato dall’intelligenza e dalle virtù civili degli italiani. La qualità di una Città e del suo futuro si misura sulla virtù e sul merito dei suoi cittadini.
È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. La principale sfida politica e intellettuale che attende l’Italia è trovare la misura per riconoscere, chiamandoli con nuovi nomi, quanti sanno governare il presente e progettare il futuro, rispetto a quanti difendono l’esistente come il miglior mondo possibile. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.
martedì 26 ottobre 2010
La legalità che arriva dal basso
di Giulio Figlia
Campo di azione principe di FLI è sicuramente la legalità, legalità di cui in Italia si sente sicuramente bisogno, sia in campo legislativo (troppe volte negli anni si sono viste leggi che depenalizzavano reati finanziari o ne accorciavano i tempi di prescrizione) che in campo culturale (guardare l’ostilità, a titolo esemplificativo, con cui certi programmi di inchiesta vengono accolti, troppo spesso bollati come faziosi aprioristicamente).
Dire che la mancanza di legalità intesa come corruzione e spregiudicatezza etica opprima il capitale umano italiano è ormai un fotografare un dato di fatto, sta perdendo la sua connotazione di denuncia per diventare quasi cliché. E’ il momento dei fatti. Bene il ddl anticorruzione nella sua versione proposta da Il Fatto Quotidiano che come ricordato dall’on. Granata è prioritario approvare e far diventare legge dello Stato ma è anche l’ora che siano le organizzazioni e le associazioni dei cittadini nelle loro più disparate forme a muoversi. Sull’esempio di ciò che Confindustria Sicilia ha fatto sul versante della lotta alla mafia e al racket, buttando fuori dalla sua organizzazione gli imprenditori che pagano il pizzo, perché la stessa Confindustria non si mette in moto per qualcosa che distorce il mercato e la serena convivenza al pari della mafia, ovvero perché Confindustria non butta fuori tutti i suoi associati che pagano tangenti ed evadono le tasse o commettono altri reati di natura finanziaria? Del resto se si condannano gli imprenditori che si piegano al pizzo essendo spesso vittime sarà facilissimo condannare quegli imprenditori che non essendo vittime sono solo dei criminali. Qualche malalingua può dire che cosi Confindustria si svuoterebbe, dicevano lo stesso di Confindustria Sicilia prima che iniziasse ad espellere gli imprenditori vicino alla mafia ma in realtà é successo che sempre più gente (ma ancora la strada è lunga) ha iniziato a denunciare gli estorsori, magari finirebbe cosi anche nella lotta alla corruzione, o no?
domenica 24 ottobre 2010
Selezione all'entrata per l'esplosione del PDL
giovedì 21 ottobre 2010
Il movimentismo per la legalità contro la real politik
venerdì 15 ottobre 2010
AAA Cercasi nuova classe dirigente

I dati pubblicati oggi dalla Banca d'Italia sono più che allarmanti. Disoccupazione giovanile tre volte superiore alla media storica, famiglie sempre più indebitate e che non consumano più, debito pubblico a livelli record ed entrate fiscali in diminuzione. Si dirà è colpa della crisi. Bene proiettatevi all'indietro di circa 20 anni e ricordate. C'era il problema del debito pubblico, ma oggi è più alto, c'era il problema della tassazione, ma oggi il prelievo fiscale è maggiore, in compenso non si pagava per posteggiare una macchina in strada, i servizi sanitari erano quasi tutti gratuiti, e la qualità non è certo aumentata, ma soprattutto allora c'era la speranza nel futuro. Oggi tutte le indagini sociologiche danno un risultato univoco: la gente non crede più nel futuro dell'Italia. Si chiama declino. In qualsiasi condominio, azienda, organizzazione sociale, l'amministratore sarebbe stato sostituito, in altre nazioni nemmeno ce ne sarebbe stato bisogno visto che periodicamente intere classi dirigenti fanno le valigie dato che il ricambio è sancito costituzionalmente. Guardare immagini come quelle britanniche in cui si sfidano quarantenni per i posti di comando fa quasi ridere qui in Italia dove fa comodo far entrare in politica i ventenni promettendogli un radioso futuro che verrà fra chissà quanti anni e gestire il potere attraverso la gerontocrazia, estromettendo tutta la fascia di età che va dai 30 ai 50 anni che è meglio che si occupi d'altro e che entri nell'economia produttiva piuttosto che competere per i posti di comando. Generazione Italia nasce su basi diverse, perchè si definisce aggregatore intergenerazionale, ed individua proprio nella società bloccata il problema dei problemi. Futuro e Libertà saprà interpretare ed ereditare lo spirito di Generazione Italia? Fra i 15.000 iscritti di Generazione Italia di cui molti non hanno mai fatto politica e non sono stati eletti, ci sarà qualcuno meritevole di entrare nello staff dirigenziale del partito che verrà? Qualcuno in grado di apportare, grazie alla propria storia professionale ed alle proprie capacità, un'idea diversa della politica ed in grado di parlare alla gente che è nauseata o quantomeno delusa dalla classe dirigente attuale? Noi crediamo in Gianfranco Fini e siamo sicuri che da statista qual è saprà interpretare questa esigenza dell'Italia e del nuovo soggetto politico nascente rafforzando le nostre speranze e rendendole realtà.